Il dottor Caligari e zio Sam

Andrea Di Marco, Senza titolo (Serenata palermitana), 1994 circa, olio su stoffa

Andrea Di Marco, Senza titolo (Serenata palermitana), 1994 circa, olio su stoffa

Il dottor Caligari detesta l’America, ma Trump non c’entra niente.
“Detesto gli Stati Uniti, questo deve essere chiaro” dice a volte, capriccioso, quasi come se uno volesse convincerlo del contrario.
“Odio l’America e tutto ciò che contiene” ribadisce.
Inutile provare a chiedergli il perché.
Una volta il dottor Caligari m’ha risposto: “La considero solo una bizzarra piattaforma che tanto tempo fa si è staccata da Pangea e ora viaggia verso Occidente alla deriva”.
Un’altra volta ancora l’ho provocato e ho tentato di argomentare: “Eppure qualcosa di buono gli americani l’hanno fatto: pensi al 25 aprile”.
Non l’avessi mai detto. Il dottor Caligari mi ha spiattellato la filastrocca completa: “Disprezzo quella doppia faccia dell’America: bigotta e permissiva, salutista e obesa... Detesto l’America, pacifista e accanita come un giocatore di Risiko. Depressa per stato e fiduciosa nel futuro per decreto presidenziale.  Detesto gli americani. Così retorici, così melensi”.
Quella volta davvero ho temuto per la sua salute. Il dottor Caligari ha preso a sudare. Io gli ho offerto un bicchiere d’acqua. Mi pareva la cosa più naturale. Ma lui mi ha allontanato il braccio. Ha estratto un vecchio e fazzoletto di seta con quadretti bianchi e verdi. E ha ripreso dopo un attimo di sosta: “Caro il mio Edoardo, a sentir loro viviamo tutti in un film di Frank Capra. Solo che ti giri intorno e di James Stewart e della sua mogliettina non scorgi neppure l’ombra.Tu li vedi? Dimmi, li vedi? Io no”.
Stamane ho insistito, cercando almeno di farlo rinsavire: “Dottore, ma li odia davvero tutti gli americani?” ho domandato.
Lui prima ha annuito. Poi ha spiegato, singolarmente sereno: “Tutti, proprio tutti, no”.
“Ah, ecco: volevo ben dire” gli ho ribadito io.
“Tutti tranne due” ha distinto il dottor Caligari. Poi con l’aiuto del pollice e dell’indice della mano destra ha spiegato: “Bruce Springsteen e Pete Seeger. Springsteen non c’è motivo di dire perché. E Seeger...”.
Mentre scandiva quel nome è tornato a rabbuiarsi il dottor Caligari. E ha concluso: “Ma no, pure lui per me può andare al diavolo. Faceva l’anti-retorico e l’anti-imperalista, ma poi ammantava quelle sue ballate al tempo di marcette: praticamente una contraddizione di termini. Dove sono finiti tutti i fiori?”.
Dunque è chiaro: il dottor Caligari detesta l’America e gli americani. Sebbene talvolta, di tanto in tanto, mi accada di vederlo catturato dalle immagini dei giocatori della Nba in tv.

Corrado Castiglione



Corrado Castiglione natonel 1963 vive e lavora a Napoli nel 1963. Giornalista professionista, è vice-caposervizio al Mattino. Nel 2016 ha pubblicato insieme a Sergio Russo il romanzo “Oliver e altri migranti” (GoWare, Firenze). Nel 2015 ha scritto “La camicia di Spinoza” (Rivista Effe numero 4). Ha pubblicato due raccolte di racconti: “Vedi Napoli e poi niente” (GoWare, Firenze 2014) e “Sette storie di fine millennio” (Phoebus, Napoli 2001). Ha scritto “Gli spiriti del Castellione” in “Minori a Napoli” (AA.VV., Irs Campania, Napoli 2011). Il suo esordio narrativo con “Vennero su vivi”, nell’antologia “I racconti dell’Apocalisse” a cura di Fulvio Panzeri e Roberto Righetto (Sei, Torino 1996).

Corrado Castiglione