I regni del vuoto

Una mostra dedicata al vuoto e a tutto quello che ci sta intorno. Ad esempio: ricucire il taglio di Lucio Fontana. Potrebbe essere chiaramente il sogno segreto di ogni artista, ripercorrere a ritroso quel fantastico gesto di apertura sull'infinito, un po' come richiudere il vaso di Pandora. Un divertimento innanzitutto. Ma qui l'umorismo forse nega la Storia, e portare indietro le lancette dell'orologio, far volare all'indietro i fogli del calendario, lasciare i segni di una violenta chirurgia sul panno rosso, potrebbero essere operazioni meno allegre di quello che sembra. Potrebbero alludere ad una tragedia in corso, ipotesi al nero

Pare a prima vista assai allegra anche una bella palla di polvere grigia collocata sopra una bianca base, come fosse una scultura classica, un busto eloquente, un ritratto. In effetti di ritratto si tratta: quello del nostro tempo che passa ed accumula scarti, elementi di sporcizia, polveri destinate a restare invisibili fino a quando non si cementano, solidificandosi in qualcosa da gettare, cancellare, rimuovere. In questa occasione la polvere trionfa in forma di piccolo monumento alle nostre illusioni di permanenza.

Un vano gesto anche quello di collocarsi nel vuoto della Storia dell'arte con tutta la propria ingombrante presenza di oggi, con la propria disperata agilità, facendo un salto dentro l'opera altrui. Bisogna retrocedere di qualche secolo, azionando un meccanismo di macchina del tempo che forse intende confermare l'impossibilità di stare a proprio agio dentro qualsiasi epoca. In altre declinazioni il vuoto abita mobili costruiti appositamente per contenerlo, teche in cui lo spazio si dispone ad accogliere il nulla.

Infine l'apparizione che mi ha colpito ed emozionato di più: le sculture sonore capaci di emanare rumori - irriconoscibili ma suggestivi – ed anche profumi. Strutture sospese al soffitto, elegantissime con i legni circolari e le trasparenze, con le piccole casse acustiche, con i cavi neri che le ancorano al pavimento. Molto eloquenti sul piano squisitamente visivo, ma al tempo stesso intime in modo sorprendente, stanno davanti a noi e sembrano confermare l'assenza di qualcosa che – lo sappiamo da sempre – ci mancherà ancora per tantissimo tempo. 

Stefano Loria (testo)

Carlo Zei (immagini) 

 

Mind the gap -Davide Allieri, Alexandros Papathanasiou, Luca Pozzi, Tamara Repetto- a cura di Gino Pisapia

Eduardo Secci Contemporary, via Maggio 51/r, Firenze