Luca Matti Luca Matti

Teste

‘BH # 5’, olio su tela, cm 110 x 110, 2013

‘BH # 6’, olio su tela, cm 120 x 150, 2013

‘BH # 10’, (dittico) olio su tela, cm 220 x 110, 2013

’BH # 13’, olio su tela, cm 80 x120, 2014

’BH # 14’, olio su tela, cm 180 x 200, 2014

’BH # 18’ bitume e olio su tela, cm 110 110, 2014

’Buildinghead’, bitume su carta, cm 50 x 70, 2014

Luca Matti

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Silvia Noferi Silvia Noferi

ID Project

In questa epoca in cui la fluidità sembra penetrare sempre di più nella nostra esistenza, che cosa definisce davvero la nostra identità?

ID è il tentativo di rimettere insieme i pezzi di una identità frammentata. Un'indagine intima che ricerca il filo conduttore, in cui l'altro è lo specchio per ridefinire se stessi e ritrovare ciò di cui siamo fatti, le proprie radici.

Il progetto vuole esplorare le diverse frammentazioni dell'identità, per riflettere la condizione delle persone nell'epoca attuale in cui il bombardamento dei media, il dinamismo frenetico, travolgono ogni dimensione della vita ed è difficile creare e mantenere anche gli aspetti più intimi della nostra identità.

La serie di immagini è immaginata in forma di libro e costituisce un lavoro attualmente in progress.

Silvia Noferi (immagini e testo)


Silvia Noferi è nata a Firenze nel 1977. Il suo percorso nella fotografia si è sviluppato attraverso molteplici esperienze di studio e approfondimento. Dopo aver lavorato come stampatrice e assistente in uno studio di riproduzione d'arte, si è diplomata presso la scuola di fotografia Fondazione studio Marangoni. Attualmente i temi sui qualisi concentra il suo lavoro sono quelli dell’identità, del sogno e della memoria.

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Alberto Conti Alberto Conti

Notturni (volume uno)

Alberto Conti

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Valentina Biasetti Valentina Biasetti

La carne delle nubi

La carne delle nubi, 15  tecnica necessaria ( matita, olio e acrilico ) su carta, cm 56x60

La carne delle nubi, 16  tecnica necessaria ( matita, olio e acrilico ) su carta, cm 110 x115

La carne delle nubi, 20 matita pastelli e olio su carta, cm70 x100 , 2015

Valentina Biasetti

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Foschini & Iacomelli Foschini & Iacomelli

Bends

First contact, smalti su tela, 80x60 cm, 2010

Bends, 72,3x91 cm, smalti su tela, 2012

Foschini-Iacomelli, (in)side, 2011, smalto su tela, 70x116 cm

Foschini-Iacomelli, Beach, 2011, smalto su tela, 121x102 cm

Angelo Foschini

Lavinia Iacomelli

 

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Francesco Niccolai Francesco Niccolai

Hotel Marocco

Francesco Niccolai

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Chiara Nicolosi Chiara Nicolosi

Double Exposure

Double Exposure affronta l'idea di paesaggio legato al transito e allo spostamento attraverso una serie di scatti a colori che si pone come elemento di condivisione tra lo spazio sociale e quello intimo e personale legato al ricordo. Avvalendomi della tecnica della doppia esposizione i miei scatti estremamente dinamici raccontano come nell'era di Twitter, Facebook ed Instagram ma soprattutto nell'era della riproducibilità amplificata, l'idea d'immagine possa legarsi saldamente ad un ricordo mediato dal tempo tecnico. 

É proprio l'elemento temporale ad arbitrare lo svolgimento della partita della visione che per mostrarsi nella sua complessità formale ha bisogno di tempi e ritmi precisi ma soprattutto l'aspetto che maggiormente colpisce di questo ordinato caos è la simultaneità della quale lo scatto si avvale. 

L'idea perciò che le foto suggeriscono vive all'interno dell'annullamento della sua temporalità lasciando convivere nello stesso spazio dell'immagine durate multiple azzerate per fondare nel presente la forma finita di un paesaggio reale nelle sue componenti ma completamente falsato dalla tecnica.
Double Exposure è stata presentata in occasione della mostra TU35 Geografie dell'arte emergente in Toscana, in collaborazione con il Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci a Prato. 

Chiara Nicolosi (testo e immagini)

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Enrico Bertelli Enrico Bertelli

Venti Giorni

senza titolo 1, 50x50cm pastelli ad olio su pvc

senza titolo 2, 50x50cm pastelli ad olio su pvc

senza titolo 3, 50x50cm pastelli ad olio su pvc

senza titolo 4, 50x50cm pastelli ad olio su pvc

Enrico Bertelli

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Bärbel Reinhard Bärbel Reinhard

Schnittmenge. Punctum

La conoscenza del tutto e delle sue leggi,
dell'insieme e della sua struttura,
non è deducibile
dalla conoscenza delle singole parti
che lo compongono
.
Georges Perec

 

Nella teoria degli insiemi, l'intersezione di due insiemi A e B è l’insieme degli elementi che appartengono sia all'insieme A che all'insieme B. L'intersezione è una operazione binaria.

Schnittmenge, parola tedesca, vuol dire intersezione, ma più letteralmente il “quanto tagliato insieme”. Questo progetto segue l'idea della percezione dell'appartenenza o dell'estraneità alla natura, quella italiana e quella tedesca, di eventi che non sono dettati - come la cultura, la mentalità o il paesaggio urbano-  dall'uomo, ma da condizioni climatiche e geologiche. Singole parti estrapolate e riassenblate creano spotlight in forma circolare, rappresentando il (non)punctum che racchiude piccoli elementi chiave alternati a parti più cupe in bianco e nero. Flora e fauna si possono sovrapporre, alternare, mettere in contrasto, ma alla fine appartengono alla stessa natura istintiva, a una visione della natura anche romantica di Novalis della Heimat, sia di qua che aldilà delle Alpi

Bärbel Reinhard

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Marco Mazzei Marco Mazzei

Downtown LA

Boxer
During any 15-round match, I spend at least a minute or two unconscious. A hit to the head sends you home, to bed. Then you wake up and you’re under the hot lights and there’s a guy who wants to take your head off. That’s what all the people want to see, and they say so, nice and loud. Believe me, it wakes you up. What I like most about the gym is, it’s quiet. Nobody talks loud here.

Pugile
Durante qualsiasi incontro di quindici riprese, sono sicuro di passare un minimo di due minuti completamente KO. I ganci alla testa ti spediscono a casa, a letto. Poi ti svegli e sei sotto le luci roventi e c’è uno che ti vuole decapitare. La gente vuole vedere questo e lo dicono, chiaro, tondo e forte. Credimi, ti sveglia. Ciò che mi piace della palestra è il silenzio. Qui nessuno urla.

Dry Cleaner
After so many years, I think I should know what clean means, but I don’t. Maybe because the fluids I breathe are too strong. That’s why I’m popular with my customers. My imagination must be clean, but I can’t get a picture of it any more. 

Tintoria
Dopo tanti anni, immagino che dovrei capire ciò che significa pulito, ma non è così. Forse perché i fluidi che utilizzo sono troppo forti. Così si creano clienti fedeli. La mia coscienza dev’essere molto pulita, ma non riesco più a farmene una immagine.

Flower Lady
Flowers are my children and I sell them. People buy flowers to make their houses more happy, or else they buy them to give a sick friend. Children get flowers so they can learn to keep a life alive, and be responsible. When nobody buys flowers, my children die, but I can’t be too sad. That’s business.

Fioraia
I fiori sono i miei bambini e li vendo. La gente compra fiori per rallegrare le loro case, o per regalarli agli amici malati. Danno fiori ai ragazzi per insegnarli a mantenere viva una vita, a essere responsabili. Quando nessuno compra fiori, alcuni miei bambini muoiono, ma non posso essere troppo triste. Sono solo affari.

Barber
The first time I walked by Barber College, I thought it was funny. Like, hey here’s a college I could get into. And it wasn’t even as hard as I thought. You use the clippers like a paintbrush that erases. The comb tells the scissors where to cut, if you move your hands right. The main thing is to make the guy in the chair look the way he thinks he ought to look, which is better than when he walked in here.

Barbiere
La prima volta che passai L’Istituto per Parrucchieri mi venne da ridere. Ehi finalmente una scuola dove forse riuscirò a prendere bei voti. E non era nemmeno difficile come credevo. Si usa la macchinetta tosatrice come un pennello che cancella. Il pettine indica alle forbici dove devono tagliare, se sai muovere le mani. La cosa importante è fare in modo che il tizio sulla poltrona girevole abbia l’aspetto che crede dovrebbe avere, cioè meglio di com’era quando è entrato

Marco Mazzei (immagini)

Matthew Licht (testo)

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Annamaria Travaglini Annamaria Travaglini

Cave Canem

Evocazione

Annamaria e Angela Travaglini per la mostra "Cave Canem" di Barga (febbraio 2010)

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Glen Rubsamen Glen Rubsamen

Three Paintings

Visible From Space, acrylic on panel, 24 X 36in, 2015 

Glen says the purple haze in his paintings is the shade he sees the instant he closes his eyes. This billboard’s astonishing orange is a synthesis of the sun, sliced by the shadow of a wire-free cross. What’s the difference between a symbolic instrument of cruelty and execution and a print ad afflicted with giantism? Ask the palm trees. “Sometimes I think trees are slaves kept on Earth against their will.”

Glen dice che il viola che spesso incorpora negli sfondi dei suoi quadri è il colore che vede appena chiude gli occhi. L’arancione sbalorditivo di questo cartellone pubblicitario è una sintesi del sole, fatto a fette dall’ombra di una croce priva di fili di alta tensione. Che differenza c’è tra un simbolico strumento di crudeltà e pena capitale e una pubblicità afflitta da gigantismo? Chiedilo alle palme. “A volte penso che gli alberi siano schiavi, costretti a stare sulla terra contro la loro volontà.”


Back to Square One, acrylic on panel, 30 X 30in, 2015

Glen Rubsamen paints in a parallel universe that stretches without borders between the Eternal City and Tinseltown. He surfs the two cities’ similarities and divergences: eternity and evanescence; living palm trees and dying palm trees; ruins and illusions. His shadow-plays are gorgeous billboards of nature’s dignified silence on the subject of man-made disaster.

Glen Rubsamen dipinge in un universo parallelo che si estende senza argini tra la Città Eterna e Hollywood. Pratica lo surf sulle similitudini e divergenze delle due metropoli: eternità ed evanescenza; palme viventi e palme morenti; ruderi e illusioni. I suoi spettacoli d’ombre sono lividi cartelloni pubblicitari rappresentanti il dignitoso silenzio della natura sul soggetto dell’incombente disastro generato dall’umanità.


Impending Doom, acrylic on panel, 48 X 30in, 2014 

Art is show biz too. Show biz moguls amass amazing collections as a hedge against tumbleweed encroachment at the crossroads of Nothing and Nowhere. Movie stars show off their paintings to signify that they’re not just flashy faces. God, grails and major relics are kept under wraps a world away, at Hollywood on the Tiber, but the beams are broadcast far and wide, maybe everywhere, on KTLA. That warm, homey glow might be radioactive.

Anche l’arte appartiene al mondo dello spettacolo. I nababbi dello spettacolo ammassano portentose collezioni d’arte come barriere contro possibili invasioni di tumbleweeds, all’incrocio di Nulla e Da Nessuna Parte. Le stelle del cinema sfoggiano i loro quadri per significare che non sono solo volti scintillanti. Dio, i graal e reliquie non banali sono tenute nascoste dall’altra parte del mondo, a Hollywood sul Tevere, ma i loro raggi vengono trasmesse in tutte le direzioni, forse ovunque, sul canale KTLA. Quel bagliore caldo e famigliare potrebbe essere radioattivo.

Glen Rubsamen (immagini)

Matthew Licht (testo)

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Bärbel Reinhard Bärbel Reinhard

The Eye is a Lonely Hunter


Bärbel Reinhardt

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Luca Matti Luca Matti

Nuovomondo

’Nuovomondo 32’, bitume e olio su tela, cm 130 x 170, 2014 

‘Nuovomondo 30’, bitume e olio su tela, cm 110 x 110, 2013

Luca Matti

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Bärbel Reinhard Bärbel Reinhard

Nowhere Now Here

Da nessuna parte e ora qui, un susseguirsi di frammenti eterogenei di forme, colori, ombre, talvolta al limite della visione periferica – nowhere now here è un diario che segue il metodo del flaneur, lo sguardo dell’estraneo, un vedere morbido, tattile,  con la coda del occhio, un incontro aleatorio, una scansione miope, mettendo a fuoco solo appena, senza collocare logicamente nel contesto e cercandone un messaggio condensato.  L’ovunque può contenere un visibile che corrisponde in serendipità a qualcosa di incoscientemente smarrito, l’inizio di una storia, aldilà del dove e quando, indipendentemente dalla lingua parlata, in una vicinanza distante.

Bärbel Reinhard 

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Enrico Bianda Enrico Bianda

Costanza

Costanza, Romania, dicembre 2013

Costanza è una località turistica sul Mar Nero. D’estate si riempie di villeggiati che arrivano da tutta la Romania, dalla Bulgaria e dalla Russia. D’inverno, se nevica, tutto si ferma nel silenzio attutito della neve. Solo il mare sembra far rumore. A Costanza un tempo vivevano insieme cristiani ortodossi, ebrei e musulmani. Alle spalle della città le colline della Dubrugia, da dove venivano i Tatari, musulmani scappati dalla Georgia.

Enrico Bianda

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Luca Matti Luca Matti

Dark Time, Nike

'Dark Time’, Tubi in polietilene, ferro, bulloni, fascette, cm 190 x 144 x 130, 2013

Nike’, Tubi in polietilene, ferro, bulloni, fascette, cm 195 x 123 x 140, 2014

Luca Matti

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Isabella Soulard Isabella Soulard

Dejeuner sur l'herbe, Tre grazie

Dejeuner sur l'herbe

Tre grazie

Isabella Soulard

 

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Bärbel Reinhard Bärbel Reinhard

As Above so Below

l mondo come puzzle

è talmente forte la tentazione di distribuire 

il mondo intero secondo un unico codice. 

una legge universale reggerebbe l’insieme dei fenomeni: 

due emisferi, cinque continenti, maschile e femminile, 

animale e vegetale, singolare plurale, destra sinistra, 

quattro stagioni, cinque sensi, cinque vocali, 

sette giorni, dodici mesi, ventisei lettere.

purtroppo non funziona. non ha neppure mai 

cominciato a funzionare. 

non funzionerà mai.

ciò non impedisce tuttavia che si continuerà 

per ancora chissà quanto tempo 

a dichiarare l'appartenenza del tale o del talaltro animale

a una determinata razza a seconda se ha 

un numero dispari di dita 

o delle corna ricurve.

                                Georges Perec

In che modo ordiniamo i fenomeni? Guardando il quotidiano, l'ordinario, l'infra-ordinario attraverso la memoria autobiografica, i codici fondamentali di una cultura che impongono a priori un ordine alla nostra esperienza possono sembrare categorie vaghe e frammentarie. 

Mentre le classificazioni dovrebbero rassicurare appartenenze e legami indiscussi, la circoscrizione della nostra visione ci porta a un intreccio continuo: invarianti celati che coabitano con sedimenti di ricordi, associazioni, legami, che spesso negano una disposizione logica. 

Invece di un inventario - illusione di conquista - un combinatorio può rivelare una sorta di parentela tra noi e cosa ci circonda, la concretezza del mondo, anche se disperso in un puzzle.

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Enrico Bianda Enrico Bianda

Pipeline 2014

Ho viaggiato tenendo a vista le montagne del Grande Caucaso, la catena montuosa che taglia la regione da Nord Ovest a Sud Est, fino al Caspio. La partenza è stata dal Mar Nero, Supsa, Georgia, dal terminal della linea del petrolio. A ritroso lungo questa linea energetica, che è anche se non sopratutto una faglia politica, sono arrivato a Baku, Azerbaijan, sulle rive del Caspio, da dove il petrolio parte. Una regione che è stata ricchissima di risorse energetiche, che ha cavalcato questa ricchezza trasformando la sua capitale, Baku, in una città moderna e sfarzosa nelle sue vie centrali. Ma basta allontanarsi di pochi chilometri dal salotto cittadino, per ritrovare il respiro del Caucaso, la sua polvere, il fango, i volti, quel che resta dell’ex URSS.

Le fotografie descrivono alcune donne dietro la vetrata d’ingresso ad una delle grandi chiese ortodosse di Tbilisi (1), la facciata in rovina di un grande palazzo governativo sovietico a Ganja, Azerbaijan (2) e l’interno di una negozio nel mercato popolare della stessa città, Ganjia, la seconda più grande del paese (3).

Enrico Bianda

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