Vita nottidiana al Kranepool

Vita nottidiana al Kranepool

Alcuni perdenti hanno l’abitudine di frequentare i posti dove lavorano anche nei giorni liberi. Cerco di non farle così, ma l’Hotel Kranepool è ubicato tra dove abito e la biblioteca comunale, quindi ogni tanto ci faccio un salto. Per assicurarmi che lo stabilimento non sia crollato, che siano tutti vivi tutti quelli che dovrebbero esserlo, e che gli ospiti sembrino contenti.

Sospetto che gli ospiti preferirebbero non essere osservati dal portiere di notte alla luce del giorno, quindi mi nascondo. Loro vanno e vengono: è quello il loro lavoro.

Forse potrei far il lavoro del giardiniere, nei giorni liberi.

A volte gli ospiti lasciano cose nelle camere. Frugo nell’armadio degli oggetti smarriti, di notte, quando nell’albergo c’è solo silenzio. A volte però faccio scoperte inquietanti mentre faccio le ronde. Le porte aperte vanno ispezionate. La regola è di bussare piano, poi tossire, o dire, Permesso? Poi entri.

Il gorillone di cartapesta era tra le peggiori.

Ma queste vittime della smemoratezza degli ospiti, orfani delle loro vacanze, o dei loro viaggi d’affari, possono avere un loro lato poetico.

Peggio per me, la testa rimpicciolita di cagnolino urlò, e sputò sangue dagli occhi sporgenti e roteanti quando tirai la cordicella. 

Meno male, nessuno degli ospiti se n’è lamentato, il giorno dopo.

 

Nightlife at the Kranepool

Some losers hang out where they work on their days off. I try not to do this, but the Hotel Kranepool’s between where I live and the Public Library, so occasionally I’ll drop by. Just to make sure the place hasn’t collapsed, that everyone’s still alive who should be, that the guests look happy.

They might not want the Night Porter to watch them in the light of day, so I stay out of sight. They come and go. That’s their job.

Maybe I could take over the gardner’s job, on days off. 

Guests leave things in their rooms. It’s fun to poke through the Lost and Found closet at night. Awkward discoveries when I do the rounds are another matter. Open doors demand inspection. The rule is to knock softly, then cough, or say, hello? Then you go in. 

The papier-mache gorilla was one of the bad ones. 

Victims of guests’ forgetfulness, orphans of vacations or business trips, have their poetic side.

When I pulled the string, the little dog-head screamed, and spit blood out of its roly-poly eyes. 

Luckily, none of the guests called management to complain.

 

matthew licht