The Night Porter, 2017

A colleague writes (and writes) from Vienna:

A leaden sky loomed over churches, palaces, parks and the Grand Hotel, where a renowned artist had just arrived in a silver Rolls Royce. The porter came out to receive this prestigious guest with an open umbrella, even though the rain was imperceptible. 

The reception staff fell over themselves to grovel before the great painter, known for nudes and torture scenes. 

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His gallery had booked the penthouse suite. Enormous bottles of champagne were on ice in all its rooms. The exhibition was to open that evening.

Keep ‘em waiting, the artist thought. Pop a cork or two, kick back and relax. 

A courtesy valet was eventually sent up to help the master dress for the gala event.

When the artist descended to the lobby, the night porter had just come on duty. Their eyes locked. 

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The woman behind the reception counter never thought she’d see that scared boy’s face again. Kids like that vanish down the world’s gutter.

The painter was shaken too. He’d learned to make primordial fears work for him. Forgotten shadows stepped back into the light of a hotel lobby. A horsewhip cracked, but this time it was only in his head. 

Juvie Hall was long ago. 

‘Can’t be,’ he thought. ‘Too much bubbly, perhaps.’

The big car awaited. Its tail-lights faded silently into the night.

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The flashbulbs flashed, the show-biz people flocked, the new paintings sold for record prices, but none of it mattered. 

Back at the Grand Hotel, the Night Porter flipped through a glossy fashion monthly and dreamt of the past.

The State had sent a lonely boy who stole a sack of fried pork rinds and a copy of Juggs to her correctional facility. Her theory of correction was severe. She went even harder on him because of his soft eyes. He took his punishment in silence. She melted. When the act was done, she had to correct herself. And then she punished him again, for her weakness.

Even the State decided her methods were excessive. Especially after that TV documentary was broadcast. Her license was revoked. She left the country and went underground, into the hotel business, sort of. 

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The art world’s glitz and glamour vanished when the great man who once was a runaway adolescent returned to the Grand Hotel. He went straight to the reception desk, asked if there were any telegrams. Two people were face to face in the quiet gloom of the lobby. No fear, this time. No cruelty.

“You’ve been a bad little painter,” she whispered. 

“I know,” he said.

The stainless steel elevator door closed on them without a sound.

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***

La portiera di notte, 2017

Un collega ci scrive (e tanto) da Vienna:

Un cielo plumbeo incombeva su chiese, palazzi, parchi e il Grand Hotel. Un rinomato artista arrivò a bordo di una Rolls Royce argentea. Accorse il facchino per ricevere l’illustre ospite, reggeva l’ombrello malgrado la pioggia fosse impercettibile.

Lo staff strisciò praticamente per terra per accogliere il sommo pittore, conosciuto per i nudi e le scene di tortura. La sua galleria gli aveva prenotato la Penthouse Suite. Enormi bottiglie di champagne erano in fresco nelle stanze. L’apertura della nuova mostra del maestro era per quella sera.

Meglio far aspettare il pubblico, pensò il pittore. Facciamo volare qualche tappo e ci rilassiamo.

Venne mandato su un maggiordomo per aiutare l’artista a vestirsi per il gran galà.

Quando il pittore scese alla hall, era appena entrata in servizio la portiera di notte. I loro occhi si incrociarono.

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La donna dietro il banco non avrebbe mai creduto di rivedere il viso di quel ragazzo terrorizzato. Giovani come lui spariscono nella fogna del mondo.

Anche il pittore fu scosso. Aveva imparato a sfruttare le paure primordiali. Le ombre scivolarono minacciose nella luce di una hall d’albergo. Un frustino scoccò, ma stavolta solo nella sua testa. 

Il carcere minorile era una storia quasi dimenticata.

“Non può essere,” pensò. “Troppe bollicine, forse.”

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Scattarono i flash, sciamarono i popoli dei mondi dello spettacolo, dell’arte e della moda. Furono venduti tutti i quadri, a prezzi da record, ma nulla di questo importò niente. 

Al Grand Hotel, la portiera di notte cercò svago in una rivista patinata, sognando il passato.

Lo Stato aveva mandato un ragazzo solitario alla su scuola di correzione minorile per aver rubato un sacchetto di patatine e una rivista di donne nude. Le sue teorie di correzione erano severe. Fu ancora più dura con lui, per via dei suoi occhi miti. Lui si lasciò punire senza chiedere pietà. Lei si sciolse. Quando l’atto fu concluso, dovette correggere se stessa. E poi dovette punire ulteriormente il ragazzo che l’aveva indebolita.

Anche Lo Stato decise che i suoi metodi erano eccessivi. Specialmente dopo la trasmissione di quel documentario in tivù. La sua licenza fu revocata. Lasciò il paese e prese a lavorare negli alberghi, visto che nessun altro la voleva.

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Il glamour del mondo dell’arte svanì quando il celebre artista che fu un adolescente scappato di casa tornò al Grand Hotel. Andò alla reception per chiedere se ci fossero telegrammi. Due persone si trovarono a tu per tu nella penombra e nel silenzio della hall. Niente paura, stavolta. Nemmeno crudeltà.

“Sei stato un cattivo piccolo pittore,” sussurrò lei.

“Lo so,” disse lui.

La porta d’acciaio inossidabile dell’ascensore si chiuse dietro di loro senza rumore.

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matthew licht