Studio

Per anni ed epoche Tutte-le-Fortune provò una autentica nota di vergogna nel rispondere alla domanda: «Cosa studi?».
La voce si incrinava e borbottava quelle cinque sillabe ridondanti. Si vergognava per se stesso, per la sua famiglia, che pure considerava una buona famiglia, malgrado tutto, e si vergognava infine anche per quelli che tale risposta udivano e che una volta su due avrebbero replicato: «Era la mia seconda scelta». Quasi a voler stabilire una sorta di intesa segreta, tra loro e Tutte-le-Fortune. Intesa che, del resto, era in-stabilibile, visto come la pensava lui sull’argomento.
Si vergognava anche se la discussione proseguiva oltre, se venivano poste ulteriori domande del tipo: «Sì, ma dopo?». Oppure altre più imbarazzanti ancora: «E che cosa hai capito?».
Tutte-le-Fortune non aveva capito niente, lui non amava il sapere, lui non era filosofo. Ma la vera domanda delle domande era semplicemente: «Perché?» a cui non si poteva non rispondere, così che negli anni aveva adottato varie risposte standard (la più usata era stata: «Per lucidare l’armatura») a cui aveva alla fine sostituito un semplice: «Non so, non credo nella scelta, nelle possibilità», che risultava - e ne era ben consapevole - più arrogante ancora di qualsiasi altra.
Ed ecco che di nuovo interveniva la vergogna, che compariva a tutti i livelli e sarebbe stato meglio rispondere un semplice: «Cazzi miei», che avrebbe ottenuto lo stesso effetto, risparmiando moltissimo tempo complessivo. O ancor più semplicemente: «Fu un errore», e tutti sarebbero stati contenti.

Simone Lisi