Cerchi

In certe mattine, che poi tendevano all’ora di pranzo, i cerchi si chiudevano su Tutte-le-Fortune. Si abbattevano.
Incontrava nella biblioteca segnata dai gemelli quel vecchio compagno di classe e poi di università, che aveva incontrato anche sui divanetti di un colloquio americano. Si avvicinava, lo salutava e chiedeva, ma non era un chiedere, era un affermare: «Allora ti hanno preso».
«Come lo sai?», rispondeva questi.
Non lo sapeva, Tutte-le-Fortune, ma lo aveva capito in quel momento, che era il compagno ad essere il prescelto per il posto in Vermont. Quel compagno ignorato per un decennio, era il cerchio che si chiudeva e che lo escludeva, e si abbatteva sulla sua mattina, che tendeva già all’ora di pranzo.

E i cerchi che si abbattevano erano dovunque e dappertutto. Allora non c’era niente da fare che rimettersi a leggere un libro, Stanze, che secondo Sartini era il libro fondamentale del Novecento. Così che c’era da capire il libro e capire quell’affermazione così completa, infine le ragioni psicologiche o meno per cui quella persona aveva detto quella cosa e poi smettere di pensare a quello e tornare con la mente al vecchio compagno di classe e al suo essere secondo, incompleto, sconfitto. Essere stato così vicino all’oceano, vicinissimo, eppure ormai assolutamente precluso.

Simone Lisi