Origami # 3 - Valentina Biasetti

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Della seduzione, prima di tutto, sarà necessario parlare. Corpi di ragazze, magre. Si intuisce (malgrado non si veda quasi mai il loro viso, sostituito da uno spazio bianco o cancellato) che sono belle, affascinanti. Di fatto sono cloni di Valentina Biasetti stessa, repliche collocate in una sorta di non - spazio, un luogo asettico, una prigione. Ragazze mai comode, ripiegate a terra, inginocchiate, sedute in modo instabile, strappate alla loro precedente condizione, ora sono costrette ad abitare con disagio sopra un palcoscenico vuoto. Corpi femminili sospesi in una specie di retrofuturo, mi sono sembrati - fin dalla prima volta che li ho visti - immersi in una certa nostalgia degli anni Sessanta del secolo scorso (in rapporto con il tempo ritorna sempre in queste mie indagini di "Origami", è un tema centrale) per l'energia del disegno, per i vestiti indossati, e soprattutto per le esplosioni improvvise di colori accesi che li investono, con arcobaleni istantanei che tagliano le figure. Ragazze abbandonate dentro una avveniristica dimensione, ostaggi di una diffusa luce ghiacciata perfetta per confermare l'estrema precisione dei dettagli: calze, tacchi, mutandine, vestitini. L'energia sarebbe quella di una pittura pop, se non intervenisse appunto un vento freddo a rendere l'esposizione dei corpi un rito doloroso. In opposizione allo splendore in technicolor delle scene, nelle opere di Valentina Biasetti si avverte che la felicità e l'estasi della gioventù sono fantasmi lontani. Corpi ingannevoli dunque, promettono gioie che non saranno in grado di mantenere. Ancora sulla seduzione, se interpretassi questo teatro delle figure di Valentina in modo strettamente personale dovrei chiedervi di seguirmi dentro il ricordo di passate estati mediterranee. Quelle lontane estati, parevano senza fine, contenevano innumerevoli pomeriggi pieni di luce sulle spiagge del mare Tirreno. Pensavo: stasera alla festa rivedrò la ragazza super carina che ho conosciuto la settimana scorsa ? Indosserà di nuovo quel vestito corto, di quel rosso indefinibile perfettamente accordato al mio stato d'animo incendiato di quella notte ? Sarà ancora più abbronzata ? Se avessi il coraggio di sfiorarle il dorso della mano, riceverei improvvise rivelazioni totali sul senso dell'universo ? Interrogativi ingenui, lo so, eppure all'epoca funzionavano per sprigionare una curiosità di vivere che oggi fatico molto a ritrovare. Questa aspirazione ad una pienezza sublime la ritrovo nelle figure evocate da Valentina, ma ad un grado raggelato del desiderio, come dopo una catastrofe che condanna i personaggi a ripetere in eterno le pose dell'allegria e della socialità. E qui penso al romanzo L'invenzione di Morel di Alfonso Bioy Casares (vi consiglio anche il bellissimo film di Emidio Greco) ed anche agli indimenticabili ritratti dei cittadini danzanti/bloccati creati da Robert Longo. In alcuni casi Valentina Biasetti aggiunge un tocco di violenza action painting: le sciabolate di colore nero indirizzate contro i corpi suggeriscono estasi e gloria pubblicitaria, ma dentro un più ampio trionfo della malinconia.

Stefano Loria