Origami # 5 - Raffaello Becucci

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Angeli e demoni, certamente si tratta di questo: prodigiose creature che vengono a visitarci in sogno. Arrivano da un varco del passato, da un luogo imprecisato, favolistico, bambinesco, ma non so da quale tempo esattamente possano giungere, mi sembrano figure arcaiche, strappate da qualche magico, polveroso, scintillante libro illustrato. Raffaello Becucci dà vita a tutto un mondo di sapienze parziali, giravolte alchemiche, assai lontane dalle esperienze tecnologiche in cui siamo oggi tutti immersi. Mi affascina questo suo creare immagini del tutto anacronistiche, dotate di un saporito fascino primitivo. Mostri, insetti, draghi, mai veramente paurosi, né inquietanti. Raffaello infatti non attraversa i territori dell'orrore (che pure sembrerebbero scontati, visto i suoi temi prediletti) ma preferisce catturare la fragranza di quel momento quando stai spiegando l'incanto dei mostri al pubblico dei più piccini che ascoltano in silenzio con gli occhi sgranati. Noi, il suo pubblico, stiamo benissimo in questo ruolo di ingenui creduloni che scorgono dentro le forme delle nuvole estive un profilo di belva o una coda di balena, dentro le fronde di un albero una bacchetta di mago oppure una zampa di yeti. Quando affronta l'elemento umano, sarà una testa con ghiandole, vene, nervi, cervello, ogni dettaglio in bella evidenza, una proiezione anatomica declinata in forma di lanterna magica. Come a suggerire che tra mostri ed umani, il minimo comune denominatore resterà sempre la meraviglia della visione, caricata dal desiderio prepotente di ognuno di noi. Essere disposti a credere ai prodigi è una grande fortuna.

Stefano Loria