SUPPORTI FONOGRAFICI

Noi (è un noi generazionale ma non entrerei nei dettagli...) per un pò abbiamo creduto di essere in una bolla temporale statica dove esisteva il Disco, con la Copertina-Che-Si-Apre, con le foto, i testi, le note e siamo vissuti con l’idea che sarebbe sempre stato così.

E poi le solite cose, cambiamenti epocali – i cambiamenti sono sempre epocali - “si stava meglio prima”,  del poco vinile ma buono , poco nel senso che non c’erano soldi da spendere per i dischi e invece ora è come essere rimasti chiusi in una pasticceria dopo l’ora di chiusura , mp3, youtube, streaming, come bignè, tutto da assaggiare, roba da coma diabetico sonoro.

Il CD già aveva turbato questo stato delle cose, togliendoci si il fruscio della puntina ma negandoci tutta una serie di piaceri, a partire dall’odore del disco – si dall’odore, perché? – e fornendoci in cambio una scatolina di plastica che:

·quando cade si rompe sempre una delle stanghette della cerniera della cover

·note di copertina che hanno prodotto generazioni di presbiti astigmatici miopi, colpa dei grafici che le hanno create su monitor con lo zoom al 400% e poi stampate su 12x12cm

·libretti che nessuno è mai riuscito e reinserire senza strappi sotto le linguette maledette del front cover trasparente

Dato che non siamo mai contenti – è meglio il suono del vinile che è più caldo, no vuoi mettere la pulizia del cd – ci hanno ammollato l’mp3, formato comodo, invisibile, non pesa, lo metti dappertutto, ma che qualitativamente è un passo indietro, confrontare per credere una stessa traccia, anche se mp3 a 320 kbps.

Tutto questo è però solo un problema disquisito dalla fetta generazionale di cui sopra, a un ventenne medio gli interessa poco o niente della qualità, tanto poi il brano lo sente sul telefonino in autobus e non perfettamente “al vertice di un triangolo equilatero dove agli altri due lati ci sono le casse” tanto per citare i consigli delle riviste di hi-fi anni 70.

Ma torniamo alla storia: sono cambiati anche in modo significativo i dispositivi di riproduzione, che per un certo tempo hanno avuto nomi un po’ naif che identificavano direttamente l’oggetto e la sua funzione: il mangiadischi, l’autoradio, il mangiacassette, la fonovaligia.

Il mangiadischi anche se non l’hai mai visto te lo immagini bene: qualcosa a bocca aperta che aspetta di nutrirsi del tuo 45 giri, il mio aveva una puntina che nemmeno un black and decker, ci ho dei residui circolari di vinile (chiamarli dischi è eccessivo) con un rapporto segnale/disturbo quando va bene al 50/50.

Già con il walkman avevamo perso il significato ma ci eravamo capiti comunque, anche se tradotto in italiano fa sorridere, pensate a chi andava a correre portandosi dietro il walkman, il cammina uomo...

In ogni modo fino al CD ci sono sempre due oggetti, uno contiene il suono e l’altro ce lo fa ascoltare, fino all’arrivo dell’i-Pod, padre di tutta una serie di aggeggi elettronici con la “i” davanti, e ovviamente di una sfilza di dispositivi di forma varia ma con la medesima funzione, quella di farci ascoltare un suono che fisicamente non sta da nessuna parte.

La qual cosa ci smarrisce, a noi giovani dalla giovinezza differita, e giù a disquisire sulla qualità e sulla quantità, e smarrisce e non poco i discografici che considerando la musica come oggetto fisico da vendere annaspano cercando di trovare un prodotto che li salvi. D’altra parte avevano dovuto difendersi da una delle invenzioni più infide degli ultimi decenni, il masterizzatore. Ora, conoscete qualcuno che ancora si copia i cd, li masterizza, stampa in pessima qualità delle orribili copertine che si arricciano e scrive a pennarello il titolo sul cd? Io no.

Nel frattempo l’mp3 (e tutti gli altri formati digitali, flac, wav e così via)  si è ulteriormente rarefatto e trasformato nell’ascolto in streaming e nelle playlist delle varie piattaforme web.

Il prossimo passo potrebbe essere, chessò, magari delle pillole auditive, ne ingoi una e senti dentro di te l’ultimo singolo di successo (qualcuno secondo me già ci prova con le pillole, ma chissà che sente..).

E poi – sorpresa - grande ritorno del vinile, aumento delle vendite  oltre il 50% annuo a scapito dei cd e del download legale e ancora le cassette, questa volta in edizioni limitate con packaging spesso artigianale, pezzi unici numerati, quasi manufatti d'arte. Il cerchio si chiude: la ritualità del contatto con l’oggetto che produce l’amato suono si replica e si moltiplica.  

  STAALTAPE   Staalplaat's Cassette Label

STAALTAPE

Staalplaat's Cassette Label

 

Le case discografiche intanto, sempre lungimiranti,  avevano smantellato le stamperie dei dischi in vinile – ne sono rimaste una quarantina in tutto il mondo – e solo ora qualche privato ha ricominciato a produrre le presse di stampa e aprire nuovi stabilimenti.

Il futuro? Sono stati fatti test per produrre i dischi con le stampanti  3d, ma ancora qualità audio pessima, per cui staremo a vedere, anzi, a sentire.

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Roberto Cagnoli