L'attrezzo totale

"L'attrezzo totale" è un racconto di Enzo Fileno Carabba ispirato ad una novella di Giovanni Boccaccio e presentato a Certaldo insieme ad un cortometraggio muto di Tommaso Capecchi ("Novellando Piacere", con istallazioni di Carlo Romiti, Palazzo Pretorio, 2013).

Dai tempi più remoti, la storia dell'uomo è anche quella degli attrezzi che inventa.  Una prodigiosa scia di oggetti nati dal pollice opponibile, a cuinulla è riuscito ad opporsi. Ogni tanto mi guardo il pollice con ammirazione. Presto saluteremo con gioia l'avvento dell'attrezzo totale, in grado di sostituire tutto.

 

L'attrezzo totale

 

Il quartiere in cui si sono svolti i fatti conserva aspetti da paese. La gente si parla, si conosce, fa gli scherzi e cose del genere. Le mode si diffondono di colpo.

Ultimamente è andata in onda in tutto il mondo una serie Tv reality che ha avuto enorme successo nel quartiere. Ha avuto enorme successo anche negli Stati Uniti, e ciò ci spinge a concludere che tutto il mondo è paese. Si intitola Gli apocalittici e racconta gente che si prepara a sopravvivere alla fine del mondo conosciuto. Ognuno di loro è convinto di sapere come si manifesterà questa fine: spostamento dei poli, guerra, collasso economico, impulso elettromagnetico,super terremoti, super vulcani, super onde finali, pandemia, fine della benzina. Quasi tutti si preparano a uccidere i vicini, che vorranno rubargli quelle scorte alimentari che gli apocalittici ammassano da anni in attesa di una catastrofe che sotto sotto sembrano desiderare.

Tra l'altro, dopo un po' le scorte vanno a male per cui se l'apocalisse tarda il cibo messo da parte diventa inutile e va buttato. Immaginate la tristezza.

Ci sono anche quelli che per beffare i vicini ostili disseminano le scorte alimentarinascondendole in un raggio di migliaia di chilometri. Ma rimane sempre il problema di far fuori i vicini, che nel frattempo sono sicuramente diventati cannibali: per loro la scorta alimentare potresti essere te.

 Una ragazza che si prepara a uccidere tutti scappando mentre respira da una bombola di ossigeno (perché nella sua apocalisse l'aria mancherà, ma solo per qualche ora) nel kit di sopravvivenza per il primo mese ha anche inserito cento profilattici. Ed è difficile immaginare con chi intenda usarli.

 

Insomma nel quartiere non si parlava d'altro. TUTTI guardavano Gli Apocalittici, un po' ridendo e un po' seri. Non è che puoi ridere del tutto dell'Apocalisse. Neanche rimanere del tutto serio.

L'interesse per la sopravvivenza dopo il disastro rimase teorico finché al mercato del mercoledì non si presentò un nuovo venditore ambulante. 

Chissà da dove veniva. Magari da lontano. O da vicino. Di sicuro esisteva, ed è questo che conta. Un tipo allampanato e assorto che vendeva le cose più disparate: coltelli, asce, martelli speciali, tute mimetiche, mascherine antipolvere, scarpe rinforzate, pantaloni rinforzati (in pratica, tutti gli indumenti rinforzati, utili quando ti morde un vicino cannibale) radioline, fornelli da campeggio, cerini antivento, passamontagna, manuali sulle erbe medicinali o sugli insetti commestibili, occhiali da ghiaccio con la protezione laterale. E dico alla rinfusa perché era alla rinfusa che si presentavano gli oggetti sul bancone. Parlo dunque della merce visibile. Nel furgone poi, chissà cosa teneva. Agli abitanti del quartiere parve che quelle cose fossero sì disparate ma con una caratteristica accomunante: erano tutte utili per sopravvivere dopo il grande e terribile evento.

Un lato buono dell'attesa dell'apocalisse è che cancella il tradizionale culto del denaro. Secondo gli apocalittici, che credono nella pandemia o nell'impulso elettromagnetico, dopo la catastrofe il denaro perderà significato e in questo c'è indubbiamente una componente liberatoria per la psiche di chiunque. Nell'attesa di arrangiarsi senza denaro spendono tantissimo in acquisti apocalittici.

Il discorso è breve: gli articoli proposti dal nuovo ambulante andarono a ruba.

Un mese prima nessuno li avrebbe considerati.

Come avesse fatto l'ambulante ad arrivare nel posto giusto al momento giusto rimase un mistero.  Quale navigatore l'aveva condotto proprio là? Si sa che la prontezza è una delle doti dell'ambulante, che altrimenti starebbe fermo. 

 

Un mercoledì egli disse:

“Donne, ho una cosa per tutte voi”.

In realtà c'erano un sacco di uomini ma era abituato a quell'esordio, “Donne”, che funzionava sempre, anche con gli uomini. Risvegliava l'attenzione, e il lato femminile.

Propose un acquisto più impegnativo, più caro. Magari – proponeva – più famiglie potevano unirsi per l'acquisto, era una cosa che serviva a tutti. Si trattava di un'antenna radio che, opportunamente schermata, avrebbe funzionato anche dopo la catastrofe. Un oggetto prezioso, dato che, dopo, la comunicazione con altri sopravvissuti poteva rivelarsi di importanza cruciale. Attraverso l'antenna avrebbero potuto sapere quali erano le zone pericoloseperché, mettiamo, infestate di cannibali radioattivi, e quali le zone sicure, tanto per dirne una.

Gli abitanti del quartiere convennero che era un oggetto utile e quindi tutto fu stabilito. Il venditore si sarebbe presentato il mercoledì successivo con l'antenna speciale.

A essere precisi, non tutti erano d'accordo. Fin dall'inizio non è che ci fosse unanimità nelle famiglie riguardo all'apocalisse, ma qua non sempre badiamo alla precisione.

“A cosa vuoi che ci serva un'antenna dopo la fine del mondo, vecchio rincoglionito, come farà a funzionare?” disse una signora al marito.

“Tu non capisci la tecnologia perché sei una donna” disse lui “E rincoglionita”.

Insomma presso alcuni c'era dibattito.

 

Della variegata umanità del quartiere facevano parte Enzo e Nicola, due ragazzini che si divertivano molto. Nicola di fronte a qualsiasi situazione era solito porre la domanda filosofica: “E allora?”. Quando la gente diceva ci sarà l'apocalisse e si manifesterà in questo o quest'altro modo lui diceva “E allora?” e la gente rimaneva spiazzata.

Enzo invece siccome sua nonna se ne usciva con frasi tipo “Un grosso nome nel campo della chirurgia, un grosso nome nel campo di questoquello” quando sentiva parlare gli apocalittici diceva: “Sei un grosso nome nel campo dell'apocalisse”, e la gente rimaneva spiazzata.

Un'altra cosa che dicevano era: “Sei amico di culonio” non voleva dire nulla e lo trovavano divertentissimo. Per il mercoledì dell'antenna pensarono a uno scherzo.

 

Venne il giorno. L'ambulante arrivava sempre presto e prima di iniziare il lavoro se ne stava un po' al bar. Allora, mentreNicola faceva il palo, Enzo, che era agile e di piccole dimensioni, si intrufolò nel furgone attraverso il finestrino aperto e trafugò l'antenna sostituendola con una pala.

Mezz'ora dopo l'ambulante era di fronte a una folla di clienti, al suo pubblico, per così dire, che – per lo più - pendeva dalle sue labbra. Nella folla c'era anche la coppia che litigava e naturalmente c'erano Enzo e Nicola ridacchianti come scemi, un'attività che li rendeva felici. L'antenna (a loro pareva un'antenna normale) l'avevanonascosta in un cespuglio, non erano ladri.

Egli alzò le braccia solennemente e disse:

“Ora andrò nel furgone a prendere ciò che vi salverà”.

Andò. Ne uscì con una pala. Il suo sguardo era indescrivibile. Si potrebbe anche descrivere ma non c'è tempo.

Ci fu un mormorio nel pubblico.

“Una pala” disse la signora che litigava col marito.

“Una pala?” disse l'ambulante. E non si capiva se era incredulo perché quella era una pala o per le parole della signora.

Guardava intensamente l'oggetto che aveva tra le mani, come se si aspettasse che parlasse.

“Signore e signori, disse, inizialmente, è vero, pensavo di portarvi l'antenna. Ma ve la porterò il prossimo mercoledì. Perché oggi abbiamo qualcosa di più importante”.

“Una pala” ripeté la signora, quasi affascinata, nel silenzio del pubblico. Perfino Enzo e Nicola avevano smesso di ridacchiare.

“Una pala?” fece di nuovo lui, e sorrise scuotendo la testa. “Ho tra le mani qualcosa, signore e signori, che dopo l'apocalisse potrà essere usato in mille modi.”

“Per spalare” disse una voce.

“Certamente” fece lui guardando benevolo in direzione di chi aveva parlato. “Ma, se lo mettete di taglio – e fece vedere come – può servire per tagliuzzare qualsiasi cosa.  Se lo brandite in questo modo – e lo sollevò sopra la testa con occhi e bocca bellicosi – può diventare un'arma di offesa.  In quest'altro modo serve per infornare una pizza. Se lo piantate in terra potete sedervi e appoggiare la schiena. Inoltre notate il manico” ammiccò malizioso verso le signore. “Se lo avvolgete con uno straccio imbevuto di combustibile eccovi la migliore delle torce”.

“Questo ci prende per il culo” disse un'altra voce. 

Egli non vi badò. 

Si sentiva che il pubblico in qualche modo sospendeva il giudizio, gli dava ancora credito, il magnetismo di quell'uomo arricchiva di senso le parole. Anche Enzo e Nicola erano ammirati.

Però era un momento critico e qui l'ambulante superò se stesso.

“Ancora non avete capito. Devo proprio spiegarvi tutto. Ora vedrete”.

Entrò e uscì per tre volte dal furgone portando fuori casse piene della roba più varia.

Con una destrezza straordinaria, di fronte al pubblico, con un trapano da legno e altri attrezzi saldò sul manico della pala le seguenti cose: un'ascia, un punteruolo, un martello, un cacciavite, un accendino, una sega e una bussola. Più altri oggetti misteriosi.

Venne fuori qualcosa di mostruoso, affascinante, mai visto. Un totem portatile di legno e metallo, che luccicava nel mattino.

“Questa non è più una pala” affermò ispirato. Chi poteva dargli torto.  “Ecco a voi l'Attrezzo Totale”. Alzò il mento e scandiva le parole “Con questo potete aggredire, difendervi, lavorare, svagarvi. L'ho montato in pochi minuti, ma - sia ben chiaro - obbedendo a precisi criteri scientificielaborati in anni di studio dagli scienziati dell'apocalisse. Americani”.

“Questo è davvero un grosso nome nel suo campo” sussurrò Enzo a Nicola, sinceramente.

“E' amico di culonio” disse Nicola.

Il venditore inceneriva la folla con occhi febbricitanti, forse a causa dello sforzo mentale sostenuto. Agitando l'Attrezzo Totale per sbaglio si sfiorò il volto tagliandosi.

“Vedete? Osservatene l' efficacia.”

“Compriamolo” disse la donna che litigava col marito, quella che era sempre stata scettica.

“Sì” disse il marito, pieno di passione.

In effetti l'Attrezzo Totale costava meno dell'antenna specialequindi la coppia poté permettersi l'acquisto senza coinvolgere altri, tra il risolino di pochi e l'invidia di molti.

“Fortunati. Furbi e fortunati” gli urlò dietro il venditore.

Se ne andarono a casa tutti contenti, con l'Attrezzo Totale, pieni di amore per se stessi. E per l'Attrezzo Totale. E chi siamo noi per giudicare le cause dell'amore tra due persone? Quello che conta è il risultato. Inoltre l'Attrezzo Totale erauno splendido oggetto, anche se un po' pericoloso.
 

(Pubblicato in "Boccaccio 2013", Felici Editore, 2013)
 

Enzo Fileno Carabba (testo)
Tommaso Capecchi (video)