Aunt Vera’s Motel

A colleague writes from Nevada:

Vera wasn’t really family. She was brought into our household by some charitable arrangement, or at least that was the unmentioned official story. She never fit in.

She gained financial independence in a manner that was thought disreputable at home, and left. She stayed away, and kept quiet.

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When I’d almost forgotten about “Aunt” Vera, she sent me a letter with an offer of a summer job at her Motel off Interstate 15. I thought I needed money to further my education. I still had a lot to learn. My decision to accept was taken as an affront to family propriety. The implication was, If you go, then don’t come back

Drivers still picked up hitchhikers, in those days.

This is me, on a break outside Vera’s Motel.

This is me, on a break outside Vera’s Motel.

Vera’s place was like her: the windows were shut, and there was no sign out front.

On the threshold of what I imagined was the front office, I closed my eyes and remembered that time I went into the bathroom without knocking. The woman I’d been told was an aunt looked away from her reflection in the steamed mirror. She didn’t cover herself with a towel. She walked towards me in a fog of familiar perfume, and quietly closed the door behind me. We held a clinch, like in a movie.

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This time she opened the door, took my hand and pulled me into her world. She showed me a bunk in a bare room, handed over some sheets and a gray towel. She said I’d be responsible for cleaning the floors. After a week or so, she let me handle the laundry.

The real business of Aunt Vera’s Motel was revealed when I finally made it behind the Reception desk. 

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The guests were all couples. The rooms weren’t entirely private. Mirrors with two sets of eyes was another, unspoken facet of Aunt Vera’s business. She did pretty well with her secret intimate pictures, and shared the profits. I soon got used to having the clothes I always wanted to wear. 

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The images I’ve chosen to share with Hotel Kranepool might seem tame, but life in more permissive times is an illusion that fades slowly, if ever. 

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The folks at home maintain customs which the rest of the country finds unusual, to say the least. 

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Aunt Vera and I still shower together after work, but those images are private.

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***

Il motel di zia Vera

Una collega ci scrive dal Nevada:

Vera non era veramente di famiglia. Venne a stare con noi attraverso qualche accordo caritatevole, o perlomeno si raccontava così. Non si è mai adattata. Conquistò l’indipendenza economica in un modo considerato indecoroso, e se ne andò. Seguì un lungo silenzio, da parte sua.

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Quando mi ero quasi dimenticata di “zia” Vera, mi mandò una lettera con l’offerta di fare la stagione al suo Motel sull’Autostrada 15. Credevo di aver bisogno di soldi per continuare a studiare. Avevo ancora molto da imparare. Decisi di andare, e in famiglia fu considerato un affronto. Era implicito: se ci vai, non tornare.

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Gli automobilisti davano ancora passaggi a sconosciute, a quei tempi.

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L’hotel di Vera era come lei: le finestre erano chiuse, e non c’era alcuna insegna. Alla porta, chiusi gli occhi e tornai mentalmente a quella volta quando sono entrata in bagno senza bussare. La donna nuda smise di guardarsi allo specchio appannato e mi venne incontro senza coprirsi. Chiuse silenziosamente la porta dietro di me e ci abbracciammo, come in un film. 

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Stavolta zia Vera aprì la porta, mi prese per mano e mi tirò dentro al suo mondo. Mi mostrò una brandina in una stanza spoglia, mi diede lenzuola e un asciugamano grigio. Disse che ero responsabile per la pulizia dei pavimenti. Dopo qualche settimana, mi incaricò della lavanderia.

Il vero commercio del Motel di zia Vera divenne chiaro durante il primo turno alla Reception. La clientela era composta da sole coppie. Le stanze non erano del tutto private. Gli specchi a quattr’occhi erano un’altra, tacita sfaccettatura degli affari di zia Vera. Guadagnava discretamente bene con le sue foto, e condivideva il ricavato. Mi abituai a potermi mettere vestiti del tipo che mi piacciono.

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Queste immagini che condivido con Hotel Kranepool sembreranno miti, ma vivere in tempi più permissivi è un’illusione che svanisce solo lentamente. 

Zia Vera che fuma nel nostro salone privato.

Zia Vera che fuma nel nostro salone privato.

Io e zia Vera ci facciamo sempre la doccia insieme dopo aver lavorato, ma quelle immagini sono private.

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matthew licht