Good-bye spelled wrong

 Fotografia di Alberto Conti

Fotografia di Alberto Conti

Math
                 (for Julian)

a shadow thinner
than the pole that
makes it makes
the hypotenuse
of an almost perfect
triangle with frost
on grass for legs. 
it will stay
there forever until
it doesn’t

 

Matematica
        (
per Julian)

un’ombra più esile
del palo che
la forma
forma
l’ipotenusa
di un quasi perfetto triangolo
con gambe di brina sull’erba.
resterà lì per sempre
finché non ci resterà più

 

Good-bye spelled wrong

your manikin head leans in to buy socks. later we have nothing. the question was asked but i can’t tell you where. we talked until it was time to represent her nakedness. i was marking time until i could tell you; i was thinking of negative space to put between the scene that took place on the train and the first specific mention of the train. we were inside and could have been anywhere. the snow continued to appear in a nimbus. the mysterious woman phoned again. now that i’ve told you, there’s nothing, no need for music of any sort. 

your toothy manikin head leans in as if to whisper. looking up i see the long train curve forward to be seen by itself; it goes slowly and my children are fearful. time is passing more quickly than the train, and i need to stop here and there for medicine, bubbles, a vegetable. i didn’t see how low the floor was. between the vegetable and the floor stood four years. your great puddle. your manikin head whispers to me; the touch of her colors us in the sky-white sky. then when we see you it is everything.

the dog who was always there is now somehow not. the calm plan, the plan that worked. clean up and go home, before the buckets fill. the sky that undoes us cheapens with sky-colored grace. sleep the white expansive scattering. by the train station, the cold of the new “and then and then.” suddenly we were sleeping together. snow still clove to the hoary beech. the tall stick falls, but the wrought iron, colored wax, shirt cardboards, brown tv drip as through a sieve to where the sloping floor met the wall and as spring remained cold despite the open window, the bed fixed the empty air. 


Addio scritto male

la tua testa di manichino si china per comprare calzini. dopo non abbiamo niente. la domanda fu posta ma non so dirti dove. parlammo finché fu l’ora di rappresentare la sua nudità. aspettavo di potertelo dire; stavo pensando allo spazio negativo da mettere tra la scena che si svolse sul treno e la prima specifica menzione del treno. eravamo dentro e potevamo essere da qualsiasi parte. la neve continuava ad apparire in un nimbo. la donna misteriosa telefonò ancora. ora che te l’ho detto, non c’è nulla, non serve alcuna musica.
la tua testa di manichino tutta denti si protende come per sussurrare. alzando lo sguardo vedo la lunga curva del treno guardare sé stesso; si muove lento e i miei bambini hanno paura. il tempo passa più veloce del treno, e devo fermarmi qui e là per medicine, bolle, verdura. non vidi quanto era basso il pavimento. tra la verdura e il pavimento stavano in piedi quattro anni. la tua grande pozzanghera. la tua testa di manichino mi sussurra; il suo tocco ci colora nel cielo bianco come il cielo. poi quando ti vediamo, è tutto.

il cane che era sempre lì ora in qualche modo non c’è. il piano calmo, il piano che funzionò. ripulisci e torna a casa, prima che si riempiano i secchi. il cielo che ci disfa si riduce ad un  grazioso color celeste. dormi l’ampio bianco sparpagliato. presso la stazione, il freddo del nuovo “e poi e poi.” d’un tratto dormivamo insieme. la neve si aggrappava ancora al faggio canuto. il bastone cade, ma la ghisa, la cera colorata, le scatole delle camice, la televisione marrone sgocciolano come attraverso un colino fin dove il pavimento pendente tocca la parete e mentre la primavera restava fredda nonostante la finestra aperta, il letto fissava l’aria vuota.

Russell Day

(traduzione di Matthew Licht e Carlo Zei)
 

Russell Day