Spogliatoi

Quando entrò dalla porta scorrevole dentro all'edificio che conteneva la piscina, sentì subito l'odore del cloroformio ovunque. All'inizio era tenue, ma quando giunse negli spogliatoi si era fatto dolcemente insopportabile.
Era andato per sedici anni della sua vita sette giorni su sette in piscina e quell'odore lo faceva sentire a casa. Gli dava la sensazione che una coperta dà nel gelido inverno.
L'edificio conteneva ben sei spogliatoi, due al piano terra per le palestre (uomo/donna), due per la piscina al piano di sotto (uomo/donna) e due per i bambini accompagnati (bambino/bambina), ma vi era una sottile distinzione di classe psicologica nella scelta che i soci facevano rispetto allo spogliatoio, in quanto se andavi in piscina o in palestra potevi usare indistintamente quelli al primo piano come quelli al piano sotterraneo.
Così al primo piano trovavi individui solari e chiacchieroni, che sventolavano il loro grosso pene in faccia a tutti, muscoli dorati e croccanti come cotenna di maiale cotta al forno e costosi gel per capelli. Non si sa come, ma al primo piano ridono sempre, sono sempre contenti, sembra che non abbiano mai avuto un problema in vita loro.
Al piano sotterraneo, invece, ci andavano i vecchi o gli accartocciati o le persone normodotate. Stavano tutti in silenzio, si infilavano il costume coprendosi le pudenda con gli accappatoi. Un odore di muffa arrivava dalle docce, che non avevano neppure la stessa pressione dell'acqua rispetto a quelle degli Dei del piano superiore. Mancava anche un po' di luce.
Lui andava chiaramente in quella tana scura. Forse aveva bisogno di silenzio. Forse tutto quel vociare dell'altro spogliatoio non gli permetteva di concentrarsi per eseguire la sua danza preparatoria al nuoto.

Ferruccio Mazzanti