Gazpacho
fotografia di Federico Mastrolilli
Fuori dal locale scende la pioggia,
i taxi sono in fila accanto al marciapiede.
In maniera furtiva mi prendi la mano
e – simulando uno sbadiglio –
mi chiedi se possiamo dormire insieme.
Sul piumone increspato mi aspetti a gambe incrociate, e nude,
con il tuo sorriso da bambina viziata.
Ti passo il gazpacho freddo di frigorifero
per placare la sete
e una maglietta che mi aveva regalato lei.
La indossi con le labbra ancora umide
mentre mi volto dall’altro lato, non so se per pudore
o per vergogna.
Quando mi giro, per un istante brillano le tue costole
nella luce chiara della stanza disadorna.
Finalmente sdraiati, feriti a morte,
i tuoi capelli biondi scivolano sul mio fianco
come monete d’oro
ed è facile immaginare la vastità della campagna georgiana,
i lunghi pomeriggi delle vacanze dell’infanzia.
La vita è uno scherzo, mi dici,
e bisogna avere il coraggio di riderne.
Le tue cosce color latte si abbandonano
sulle mie d’alabastro, ed è tiepida
la tua pelle di principessa.
Il vento che all’improvviso scuote il vetro, e ci fa sussultare,
è già il sogno di un sogno che si disegna nella mia memoria,
Quando mi sveglio, per colpa della caffettiera che sibila in cucina,
mi sento al rientro da un sonno non mio.
Il peso del tuo corpo che preme sul mio petto scoperto,
la sua posa leggermente in diagonale,
hanno la leggerezza dell’aristocrazia decaduta.
Non mi ridare la maglietta, tienila per ricordare
questa notte senza sordidezza,
le parole d’amore che non abbiamo dovuto pronunciare.
Dammi un bacio, però; la tua assenza la colmerà
il sapore amaro del gazpacho che hai lasciato sulla mia bocca.
Ti osservo dalla finestra mentre sgattaioli verso Rubén Darìo,
e il languore che mi assale
non lo sazierà la colazione.
Un taxi si ferma a metà della glorieta
e tu lo prendi al volo, voltandoti, per un secondo, verso di me.
La vita è uno scherzo, mi hai detto,
e bisogna avere il coraggio di soffrirne.
Federico Mastrolilli
Tre poesie
fotografia di Michele Russo
Cammino,
e la mia ombra mi cammina di fronte,
e la luce la sposta.
La vita è l’ordine femminile delle cose,
un grazie a caso le parole che partono,
il foglio col pagliaccio che scivola
sotto la porta,
la mossa della carta onnivora.
Il cuore non si specchia nell’invincibile
giacca di pelle,
si abbina a lei
come la spugna bagnata alla boa,
come l’aria alla doppia elica, il fuoco all’avaria,
il suolo a questo tacco.
fotografia di Michele Russo
Diffido: dal punto traggo già
la frase dopo.
Mi spia un vicino
preoccupato, - Sto mangiando
-la mia casa- e non ho tempo -.
Suppongo la Terra una menzogna,
valle di garbo fra spiriti polari:
a norma è neanche il clima,
tradito da se stesso in poche ore.
Dici –Ora! – per parlare.
Grido sempre in conseguenza
del mio essere eccezione.
fotografia di Michele Russo
ITALIA.
Cerco d’essere. Fan meglio in molti.
Agli amati mi presto e loro mostro
le vie a me destinate,
un capo, coda, appena un’isola,
scovata preziosità d’amante.
Sta il diamante in corpo alle città,
vergine e devoto
come il servo risparmiato alla cucina
o al cesso,
che dorme nolente.
Cecilia Samorè
Vuoto
disegno di Paolo Fiumi
la famiglia
Terra
foglia oro
sminuzzata
si attorciglia
nel buco nello stomaco
disegno di Paolo Fiumi
ora
ripiegate nel guscio
parole
annerite
farsi
radici
in un giardino
senza fiori
Lucia Picconi (testo)
Confini [a Lucia]
fotografia di Roberta de Piccoli
La bambina
imparò il vuoto
stringendo a sé
la bambola di pezza.
Fu grande.
Una doverosa
coincidenza
di ghiaccio e burro.
I giorni non sono
inconcludenti,
semplicemente, così.
Per non irrancidire.
Roberta De Piccoli
Di luce
I
Stefano Loria "Marra", matita su carta da incisione, 2015
Di matite su carta
di luce dirompente
anche dopo innumerevoli
anni, tutti in ripetizione
scardinati, replicati
se posso notare le differenze
significa un qualcosa
una non colmabile
immensità.
II
Stefano Loria, "Ronnie", matita su carta di incisione, 2015
Vampirizzati, svuotati, eppure
capaci di tracciare
segni sull'acqua, indelebili,
come se la mano
operasse staccata dal
resto del corpo
sa fare, non finita
ferire all'occorrenza.
III
Stefano Loria, "Turro", matita su carta di incisione, 2015
In ascesa, nettamente una
vittoria tutta luminosa
pare così, da questo pomeriggio
con i palazzi di memoria
cadenti, imponenti
una città mai abitata
tranne che in sogno,
quando mi sveglio dovrò
ascoltare i disegni
la loro intensità.
Stefano Loria
Improvvisa
le contrade lunari sai
hanno una luce fluorescente
quaggiù è molto diverso
i contrasti sono cangianti
sembrano fatti per abbagliarci
invece che consolarci del buio
apposta abbiamo i linguaggi
e ogni loro senso allacciato
proseguono veloci loro
arrivano al nocciolo loro
se vogliamo noi seguirli
farne cibo e provviste
non rompere questo ritmo
non incrinare le luci
le parole rimangono incisivi
dentini angelici lasciano segni
dove vanno si appoggiano
per riprodurci liberamente
siamo ad un punto
siamo pronti
Elisabetta Beneforti
Tra i perdenti
Tra i perdenti, certo
aspiravo a qualcosa
di più memorabile
ad esempio l’ impronta difficile
dell’occhio sul cristallo
oppure un vento che suona
le assi stagionate
del pavimento.
Piccoli prodigi, mi direte
in confronto alla tela
del ragno incendiata,
e non posso darvi
torto.
Stefano Loria
Districo
immagine di Paolo Fiumi
a.
districo
l'ombra
ingorgata di te
sto
nella tua erre straniera
richiudo la finestra
Lucia Picconi
Piccioni stradali
Sezione “piccioni“ della Guida agli Animali Stradali.
Piccioni stradali 4 è in corso di modifica, ci scusiamo per l’inconveniente.
Piccioni stradali.
Piccione maciullato: dare la precedenza.
Piccione agonizzante: diritto di precedenza.
Piccioni stradali 2.
Piccione morto con ala che punta in alto: senso unico.
Piccione morto con le due ali che puntano in alto: senso unico alternato
Piccioni stradali 3.
Sezione di piccione sul lato destro della strada, dato il senso di circolazione: spazzamento meccanico nei giorni pari.
Sezione di piccione sul lato sinistro: spazzamento meccanico nei giorni dispari.
Piccioni stradali 5.
Piccione incastrato in buca di convoglio: strada senza uscita.
Piccione morto e pettoruto al centro della carreggiata: dissuasore di velocità.
Piccioni stradali 6.
Piccione livellato al manto stradale, non distinguibile da questo: controllo elettronico della velocità.
Piccione sezionato in parti mediamente tra loro parallele: attraversamento pedonale.
Piccioni stradali 7.
Piccione senza testa: transito vietato ai veicoli aventi altezza superiore a 20 cm.
Piccione senza ali: transito vietato ai veicoli aventi larghezza superiore a 10 cm.
Carlo Zei "Il prescelto" (2015)
Annamaria Travaglini
Senza tetto, viaggio verso casa
Francesco Niccolai, Beograd 2014
senza tetto, viaggio verso casa.
un rifugio, sparso di memoria
e d’accoglienza, sicuro.
passo dopo passo
ne circoscrivo e definisco
le forme, compongo
Francesco Niccolai, Sarajevo 2014 #1
una planimetria di echi, di bene.
documento le celle regolari:
entro, esco, cerco, stendo,
suono, ritorno, scappo, mi affaccio,
annuso il mare, mi nutro, ritorno.
porto sempre tutto dentro me.
Francesco Niccolai, Sarajevo 2014 #2
un rifugio, rischiara l’oscurità
e ripara dal maltempo, scalda le ossa.
senza tetto, viaggio verso casa
Roberta De Piccoli
Joseph and Mary
[greeting’s walking blues]
Bla bla abla ablaaaaaaa blalalalalalalaaaaaa a a a a a
A a aa a aa blllllà lalà
Natale in Libreria.
Leggo di un tale
fermato tra i tavoli di un’Osteria, ostaggio di un pranzo di parenti
ostaggio di parole strette al cellulare tra i denti.
Fatemi uscire dalle pagine di questo Gambero Rosso, urla,
vorrei pasteggiare con i tre Re del Presepe, anzi più propriamente
…fumare quelle loro rare erbette!
No, devi partecipare al dramma familiare!
È imposto! A sedere!
Vietato passare.
Bla bla abla ablaaaaaaa blalalalalalalaaaaaa a a a a
A a aa a aa blllllà lalà
Natale in Libreria.
Leggo di una tale
fermata all’ingresso di una Pasticceria, ostaggio di un corteo provinciale,
ostaggio di parole strette alle orecchie del proprio cellulare.
Fatemi entrare, urla, non sono un’intellettuale!
Vorrei guarnire lo sfondo del mio Presepe con panettoni per monti
e il cielo di stelle frollate da zucchero a velo imbiancate.
No, devi partecipare alla manifestazione locale!
È imposto! Marciare!
Vietato passare.
Bla bla abla ablaaaaaaa blalalalalalalaaaaaa a a a a a a
A a a a a a a blllllà lalà
Natale in Osteria.
Natale in Pasticceria.
Leggo di due tali
che si dovevano fidanzare: avevano appuntamento in Libreria
per fare l’amore tra erotici romanzi e raccolte di sensuale poesia
Ostaggi di banali quotidianità, hanno perduto la loro opportunità
ora sono due statuine nel mezzo:
protagonisti, sì… Effimeri rappresentanti,
tra i fiatoni di un bue e di un asino, riassestano la biada del bambino.
Il loro? no… quello di un altro...
Roberta De Piccoli (testo e immagini)
Non posso pensare
J.
non posso pensare
alla tua risoluzione
strapiombo
in una stremata
solitudine
Lucia Picconi (testo)
Isabella Soulard (immagine)
Tre poesie
Voce e testo di Lucia Picconi, immagini di Isabella Soulard, video prodotto da Carlo Zei per Stanza 251
voce e testo di Lucia Picconi immagini di Isabella Soulard prodotto da Carlo Zei per Stanza 251 www.stanza251.com : Narrazioni, poesia, immagini.
il fiume
respira
su tonde pietre
e
prosegue dentro
il tuo nome trasparente
sospensione
di una notte
stretta
con gli occhi socchiusi
davanti a questo pavimento
di onde di vento di luce
diventa grande il mio pensiero
fino a dimenticare
che piano piano ti disperdi
nell'azzurro di questo mistero
respirare
serrature di preghiera
dietro
nel celeste
della polvere
misuro i centimetri
di freddo involontario
Lucia Picconi (testo e voce)
Isabella Soulard e Carlo Zei (Immagini)
Dopo cena
Stefano Loria legge la poesia "Dopo cena".
Dopo cena
sul Lungarno
guidati dalla prima stella serale
verso la sfilata di Romeo
lei sbarazzina come Peter Pan
pugnale al fianco
cappellino con piume
lui da quando ha gettato
la sveglia in pancia al coccodrillo
scrive un’altra storia
sempre troppo tardi – ci ripete
e mai gli crediamo
masnada di adolescenti
in tuba e pigiama
non abbiamo fretta di crescere
insieme a loro
ci sentiamo già grandi.
Stefano Loria (testo e voce)
Stefano Loria e Carlo Zei (immagini)
Cartoline da NYC
Elisabetta Beneforti legge la poesia "Cartoline da New York".
foglie solo foglie, ritmo solo ritmo
questa pace questa bellezza
gli anniversari sono lucciole sullo sfondo
continua a sorridere
il tuo splendido sorriso
sotto vetro sotto l’armadio
sotto il letto finiscono valige e scarpette
Elisabetta Beneforti (testo, voce e immagine)