Carlo Zei Carlo Zei

Rob Mazurek

Radical Chimeras

Aprile - Giugno 2026

Radical Chimeras

Aprile - Giugno 2026

Stanza 251 è orgogliosa di presentare a Firenze una mostra personale di Rob Mazurek, musicista e compositore americano di fama internazionale che da decenni esplora nuove modalità musicali attraverso formazioni da lui create come Chicago Underground (Duo, Trio, Quartet, Orchestra) e Exploding Star Orchestra, espandendo i confini della musica jazz mediante inedite ibridazioni stilistiche. I suoi strumenti principali sono la tromba e la cornetta, affiancati anche dall'uso di mezzi elettronici per imprimere alle composizioni una speciale densità multidimensionale.

Parallelamente a questa notissima ed apprezzata attività musicale, Mazurek – ispirato dall'incontro diretto con i quadri di Mark Rothko - a partire dall'età di venti anni ha regolarmente condotto una sua specifica ed avventurosa ricerca all'interno delle arti visive. Anche in questo settore l'artista si muove con un approccio magmatico e visionario, seguendo una vulcanica vocazione sperimentale. Le sue creazioni si materializzano in differenti forme astratte – dipinti, sculture, installazioni, video – e sono sempre attraversate da inarrestabili flussi di energia. Nel suo studio di Marfa - città situata nel deserto del Texas occidentale - frammentazioni coloristiche animano la serie di dipinti Desert Scores e furiose sovrapposizioni cromatiche vibrano dentro le Scattered Amplitudes. Nelle sue opere aleggia uno spirito cosmico, un richiamo alla grandezza dell'universo senza limiti che esprime libertà e caos creativo. Nel suo processo creativo le forme si scompongono e ricompongono costruendo nuove configurazioni dinamiche e coinvolgenti. Per realizzare i lavori esposti in questa mostra personale intitolata “Radical Chimeras”, l'artista ha lavorato direttamente negli spazi della Stanza 251, producendo una serie di opere site specific.

Lo spirito di tutta l'operazione viene così riassunto da Rob Mazurek :“Radical Chimeras crea un campo in cui pittura, scultura e impronte sonore emergono come vettori instabili di vibrazione: proposte materiali plasmate dalla frequenza piuttosto che dalla forma.
In tutta la mostra, le opere si configurano come costrutti chimerici: oggetti ibridi in cui i residui sonori si trasferiscono nella superficie e nel volume, annullando le distinzioni tra ciò che si vede e ciò che si sente. Non si tratta di rappresentazioni, ma di condensazioni: artefatti post-sonori che conservano la traccia della durata come materia.
Situata all’interno di un continuum astrattivista, la mostra propone una condizione in cui la percezione viene continuamente rinegoziata e in cui la forma persiste solo come stabilizzazione temporanea di un’energia in continuo mutamento”.

Stanza 251

Stanza 251 is proud to present a solo exhibition in Florence by Rob Mazurek, an internationally renowned American musician and composer who has spent decades exploring new musical forms through ensembles he has created, such as Chicago Underground (Duo, Trio, Quartet, Orchestra) and the Exploding Star Orchestra, pushing the boundaries of jazz through innovative stylistic fusions. His primary instruments are the trumpet and cornet, complemented by the use of electronic devices to imbue his compositions with a special multidimensional depth. 


In parallel with this highly acclaimed musical career, Mazurek—inspired by his direct encounter with the paintings of Mark Rothko—has, since the age of twenty, consistently pursued his own specific and adventurous exploration within the visual arts. In this field as well, the artist operates with a magmatic and visionary approach, following a volcanic experimental calling. His creations take shape in various abstract forms—paintings, sculptures, installations, videos—and are always permeated by unstoppable flows of energy. In his studio in Marfa—a town situated in the desert of West Texas—fragments of color animate the Desert Scores series of paintings, and furious chromatic overlays vibrate within the Scattered Amplitudes. A cosmic spirit hovers over his works, a reference to the boundless grandeur of the universe that expresses freedom and creative chaos. In his creative process, forms are broken down and reassembled, creating new dynamic and engaging configurations.
To create the works on display in this solo exhibition titled “Radical Chimeras,” the artist worked directly within the spaces of Stanza 251, producing a series of site-specific works.
The spirit of the entire project is summarized as follows by Rob Mazurek:

“Radical Chimeras stages a field in which painting, sculpture, and sound print emerge as unstable carriers of vibration—material propositions shaped by frequency rather than form. Across the exhibition, works operate as chimeric constructs: hybrid objects in which sonic residue is displaced into surface and volume, undoing distinctions between the seen and the heard. These are not representations, but condensations—post-sonic artifacts that hold the trace of duration as matter. Situated within an Abstractivist continuum, the exhibition proposes a condition where perception is continuously renegotiated, and where form persists only as a temporary stabilization of energy in flux”

Stanza 251


Rob Mazurek è un artista interdisciplinare,  si autodefinisce “abstractivist”, specializzato in composizione elettroacustica, improvvisazione, performance, pittura, scultura, video, cinema e installazioni, che ha trascorso gran parte della sua vita creativa a Chicago e poi in Brasile. Attualmente vive e lavora a Marfa, in Texas. Il suo lavoro visivo estende la sua pratica ibrida di suono, composizione e astrazione al disegno, alla pittura, alla fotografia, all'incisione, alla scultura, alla proiezione e all'installazione immersiva. Il suo lavoro indaga l'interazione materiale e percettiva tra suono e immagine, producendo costellazioni di forme che risuonano sia visivamente che sonicamente. I suoi progetti visivi sono stati presentati in vari contesti, tra cui: Constellation Scores presso l’URDLA Centre International de l’Estampe & du Livre (Francia), nell’ambito della Focus Series della Biennale di Lione 2017; Cosmic Stacks presso la Fondazione Vittorio Leonesio (Italia, 2020), dove il suo lavoro fa ora parte della collezione permanente della fondazione; Resonant Stacks al Mo.Ca. (Italia, 2019); The Shaping Light all’Audible Gallery (Chicago, 2017); e Marfa Loops Shouts and Hollers alla Marfa Book Company (Marfa, TX, 2016). Negli ultimi anni si è assistito a una continua espansione del suo linguaggio visivo. Al Maintenant Marfa in Texas, Earth Sun Sky Cloud ha presentato una coppia di sculture in rete metallica e specchi che si attivavano all’alba e al tramonto accanto a dipinti su larga scala, trasformando l’ambiente desertico in un’architettura percettiva. Nel 2025, Perihelion Gaze al Club Nowhere ha offerto opere scultoree e modulari in cemento, cera d’api e foglia d’oro che hanno unito pittura, collage e disegno in campi spaziali dinamici. Contents of Your Heavenly Body alla NOVO Gallery in Croazia si è dispiegato come un ambiente luminoso di video e proiezioni che fondeva colore, gesto e luce spettrale in un’astrazione radiosa. La sua serie in corso Radical Chimeras è stata presentata alla Gallery MKC in Macedonia del Nord (2024) e, più recentemente, alla U of T Downtown Gallery di Knoxville nell’ambito del Big Ears Festival (2026), unendo impronte sonore, dipinti, sculture e proiezioni spaziali in un campo espanso di forma e percezione. Il lavoro di Mazurek è inseparabile dalla sua cosmologia sonora: utilizzando il suono come forza generativa per l'immagine e lo spazio, invita continuamente a modi ampliati di vedere e ascoltare attraverso discipline e ambienti.

Rob Mazurek is an interdisciplinary artist/abstractivist, with a focus on electro-acoustic composition, improvisation, performance, painting, sculpture, video, film, and installation, who spent much of his creative life in Chicago, and then Brazil. He currently lives and works in Marfa, Texas. His visual work extends his hybrid practice of sound, composition, and abstraction into drawing, painting, photography, printmaking, sculpture, projection, and immersive installation. His work investigates the material and perceptual interplay between sound and image, producing constellations of form that resonate both visually and sonically. His visual projects have been featured in various contexts, including: Constellation Scores at the URDLA Centre International de l’Estampe & du Livre (France), part of the 2017 Lyon Biennale Focus Series; Cosmic Stacks at Fondazione Vittorio Leonesio (Italy, 2020) where his work is now part of the foundations permanent collection; Resonant Stacks at Mo.Ca. (Italy, 2019); The Shaping Light at Audible Gallery (Chicago, 2017); and Marfa Loops Shouts and Hollers at Marfa Book Company (Marfa, TX, 2016). Recent years have seen a continued expansion of his visual language. At Maintenant Marfa in Texas, Earth Sun Sky Cloud presented a pair of screen mesh and mirror sculptures activated at sunrise and sunset alongside large-scale paintings, activating the desert environment as perceptual architecture. In 2025, Perihelion Gaze at Club Nowhere offered sculptural and modular works of cement, beeswax, and gold leaf that bridged painting, collage, and drawing into dynamic spatial fields. Contents of Your Heavenly Body at NOVO Gallery in Croatia unfolded as a luminous video and projection environment collapsing color, gesture, and spectral light into radiant abstraction. His ongoing Radical Chimeras series was presented at Gallery MKC in North Macedonia (2024) and most recently at U of T Downtown Gallery in Knoxville as part of the Big Ears Festival (2026), uniting sound prints, paintings, sculpture, and spatial projections in an expanded field of form and perception. Mazurek’s work is inseparable from his sonic cosmology: using sound as a generative force for image and space, he continually invites expanded ways of seeing and hearing across disciplines and environments.

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Carlo Zei Carlo Zei

Marco Fallani

Dopo il gesto

Fabbraio - Marzo 2026

Dopo il gesto

Febbraio - Marzo 2026

Le opere di Marco Fallani abitano uno speciale spazio sospeso tra memoria di alcuni modelli storici ed indagine su possibili esperimenti futuri. Potrebbero apparire generate da una consolante matrice di classicità, ma nascondono una seconda natura più misteriosa ed inquieta, rivolta verso una implacabile dimensione di avventura. C'è infatti nel fare artistico di questo artista una componente di turbamento che lo spinge a scavare, perfezionare, lanciare il proprio stile dentro acidi contrasti ed attraverso forme cangianti. Si tratta di un percorso molto personale, come se una attitudine di stampo post-modernista, capace di vertigini e spaesamenti, si sposasse ad un saper fare più quieto, ad una solida tecnica esecutiva che confeziona le proprie invenzioni ribelli dentro una armatura di apparenze tradizionali. Così le sue nature morte ed i suoi paesaggi sono spesso immersi in un'oscurità senza confini che finisce per rendere l'intera scena assai misteriosa e - guardando con attenzione - perfino minacciosa. 

Altre volte Fallani realizza quadri raffiguranti interni di abitazioni, spazi gremiti di vasi con piante rigogliosissime di differenti tipologie: foglie, fiori, rami che si slanciano a costruire un intrico di piani visivi dinamici ed allucinatori, immersi in una luce calda ed ipnotica. Sono tele degne di un Matisse psichedelico, opere dotate di una una gioiosità mediterranea, per i colori sgargianti e per il modo vigoroso in cui sono stati dipinti. Si materializzano salotti vibranti che sembrano in procinto di esplodere, percorsi da fiammanti flussi di energia cromatica. In un'altra serie di quadri di grandi dimensioni, Fallani dipinge foreste fantascientifiche in cui la vegetazione prolifera in modo sensuale e preoccupante, saturando lo spazio di vibrazioni primordiali, espresse mediante una fitta trama di spettacolari pennellate naturalistiche. 

Memorabili sono i dipinti che ospitano ciotole immerse nel buio, toccate dalla luce quel tanto che basta per farle risplendere dentro l'oscurità. Tazze di porcellana drammatizzate – assediate dal nero - che rappresentano l'unico punto in luce, l'unico elemento riconoscibile dentro una tenebra di velluto. L'impressione finale è che Marco Fallani ricerchi una intensità fuori dagli schemi, poichè elabora una assolutezza dello stile che vive in profondità dentro la tessitura delle opere. Questa vocazione – che sembra nutrirsi di fatale determinazione e di incontrollabili desideri – rende le sue opere totalmente contemporanee alla nostra esperienza. 

Stefano Loria 

Marco Fallani's works inhabit a special space suspended between the memory of certain historical models and the investigation of possible future experiments. They may appear to be generated by a comforting matrix of classicism, but they conceal a second, more mysterious and restless nature, turned towards a relentless dimension of adventure. In fact, there is a disturbing component in this artist's work that drives him to dig, refine, and launch his own style into acid contrasts and through iridescent forms. It is a very personal journey, as if a post-modernist attitude, capable of vertigo and disorientation, were combined with a quieter know-how, a solid technical skill that wraps his rebellious inventions in an armor of traditional appearances. Thus, his still lifes and landscapes are often immersed in a boundless darkness that ends up making the entire scene very mysterious and—upon closer inspection—even threatening.

At other times, Fallani creates paintings depicting interiors of homes, spaces filled with pots of lush plants of different types: leaves, flowers, and branches that soar to create a tangle of dynamic and hallucinatory visual planes, immersed in a warm and hypnotic light. These are canvases worthy of a psychedelic Matisse, works imbued with a Mediterranean joyfulness, thanks to their bright colors and the vigorous way in which they have been painted. Vibrant living rooms materialize, seemingly on the verge of exploding, traversed by flaming streams of chromatic energy.
In another series of large paintings, Fallani depicts science fiction forests in which vegetation proliferates in a sensual and disturbing way, saturating the space with primordial vibrations, expressed through a dense weave of spectacular naturalistic brushstrokes.

Memorable are the paintings featuring bowls immersed in darkness, touched by just enough light to make them shine in the darkness. Dramatized porcelain cups—besieged by black—represent the only point of light, the only recognizable element in a velvety darkness. The final impression is that Marco Fallani seeks an intensity that is outside the norm, as he develops an absolute style that lives deep within the texture of his works. This vocation—which seems to feed on fatal determination and uncontrollable desires—makes his works totally contemporary to our experience.

Stefano Loria
 


 Marco Klee Fallani è nato a New York il 14 aprile 1965 e vive e lavora a Firenze. Ha frequentato l'Accademia di Belle Arti di Firenze. Insegna arte in numerose scuole di Firenze e negli Stati Uniti: Saci, Polimoda, Lorenzo De Medici, Florence University of Arts, California College of Arts e Syracuse University di Firenze. I suoi dipinti e le sue sculture sono stati esposti in Italia, Stati Uniti, Paesi Bassi, Canada, Regno Unito e Russia.

Marco Klee Fallani was born in New York on April 14, 1965, and lives and works in Florence. He attended the Academy of Fine Arts in Florence. He teaches art at numerous schools in Florence and in the United States: Saci, Polimoda, Lorenzo De Medici, Florence University of Arts, California College of Arts, and Syracuse University in Florence. His paintings and sculptures have been exhibited in Italy, the United States, the Netherlands, Canada, the United Kingdom, and Russia.

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Carlo Zei Carlo Zei

Stefano Loria

Prisma

Dicembre 2025 - Gennaio 2026

Prisma

Dicembre 2025 - Gennaio 2026

Stanza 251 presenta Prisma, una mostra personale di Stefano Loria che raccoglie alcune opere recenti, ma anche una serie di dipinti realizzati in periodi più lontani. Considerato che l'artista ha ormai una lunga storia di lavoro pittorico, questa esposizione intende offrire una sorta di suggestivo riassunto delle principali direzioni in cui la ricerca di Loria è andata sviluppandosi attraverso gli ultimi anni. 

Una ricerca condotta sempre all'interno del regno della pittura non figurativa, con alcune caratteristiche peculiari che si sono rinforzate e chiarite attraverso una pratica esecutiva costantemente affiancata da una  riflessione sul significato stesso del linguaggio pittorico astratto. L'artista fiorentino è così approdato gradualmente ad uno stile che si colloca in un equilibrio sottile tra due opposti poli: strutture visive geometriche di impianto minimale sono messe a confronto con altre aperture più vitali ed imprevedibili (affidate ad un uso del colore variabile, di volta in volta sognante e lirico o passionale e sferzante). Di conseguenza troviamo superfici lisce - quasi monocrome - attraversate da barrature in rilievo oppure da essenziali forme tracciate a carboncino, come segnali grafici collocati a marcare un territorio sconosciuto. Altre volte una densa materia viene depositata sulla superficie della tela, lasciando però uno spazio perfettamente vuoto, una cella levigata a ricordare un punto di origine irrinunciabile. E' una pittura animata da dislivelli: superfici lisce contrapposte ad altre dense di colore, segni di forte impronta grafica immersi in atmosfere cromatiche più delicate. Ci sono molti riferimenti (anche se collocati in profondità, quindi nascosti) all'architettura modernista del secolo scorso e grande attenzione al taglio degli spazi, elementi che determinano equilibri visivi importanti nella costruzione complessiva dei dipinti.  Non si pensi comunque ad una pittura interamente dominata da un progetto di stampo concettuale. E' sempre presente nel linguaggio di Stefano Loria una componente lirica, un abbandono a ragioni private, una proiezione verso l'esterno di necessità, aspirazioni, energie profonde. Il titolo dell'esposizione- Prisma- vuole indicare proprio questo passaggio di flussi emotivi in trasformazione: da un nucleo intimo invisibile verso un campo esterno prezioso ed esemplare, la tela. 

Stanza 251 

Stanza 251 presents Prisma, a solo exhibition by Stefano Loria that brings together some recent works, as well as a series of paintings created in earlier periods. Given that the artist now has a long history of painting, this exhibition aims to offer a sort of evocative summary of the main directions in which Loria's research has developed over recent years.
His research has always been conducted within the realm of non-figurative painting, with certain distinctive characteristics that have been reinforced and clarified through a practice constantly accompanied by reflection on the very meaning of abstract pictorial language. The Florentine artist has thus gradually arrived at a style that strikes a subtle balance between two opposing poles: minimalist geometric visual structures are juxtaposed with other more vital and unpredictable openings (entrusted to a variable use of color, at times dreamy and lyrical or passionate and scathing). As a result, we find smooth, almost monochrome surfaces crossed by raised lines or simple shapes traced in charcoal, like graphic signs marking unknown territory. At other times, dense material is deposited on the surface of the canvas, leaving a perfectly empty space, a smooth cell reminiscent of an essential point of origin. It is a painting animated by differences in level: smooth surfaces contrasted with others dense with color, strong graphic marks immersed in more delicate chromatic atmospheres. There are many references (albeit hidden in the depths) to the modernist architecture of the last century and great attention to the cutting of spaces, elements that determine important visual balances in the overall construction of the paintings.
However, one should not think of a painting entirely dominated by a conceptual project. There is always a lyrical component in Stefano Loria's language, an abandonment to private reasons, a projection of needs, aspirations, and deep energies towards the outside world. The title of the exhibition, “Prisma”, refers precisely to this passage of emotional flows in transformation: from an invisible intimate core to a precious and exemplary external field, the canvas.


Stanza 251 

 

Stefano Loria è nato a Firenze, dove vive e lavora. Dopo essersi laureato in Lettere, dal 1990 ha esposto le sue opere in numerose mostre personali e collettive. Ha lavorato in un rapporto particolarmente intenso con due gallerie: Sergio Tossi Arte Contemporanea e Cartavetra. E' uno dei due fondatori - insieme a Carlo Zei – di Stanza 251. 

Stefano Loria was born in Florence, where he lives and works. After graduating with a degree in Literature, he has exhibited his works in numerous solo and group exhibitions since 1990. He has worked closely with two galleries: Sergio Tossi Arte Contemporanea and Cartavetra. He is one of the two founders—together with Carlo Zei—of Stanza 251. 

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Carlo Zei Carlo Zei

Marta Mancini

Rarefatta

Novembre - Dicembre 2025

Rarefatta

Novembre - Dicembre 2025

Il titolo della mostra personale di Marta Mancini allestita alla Stanza 251 - “Rarefatta” - assolve molto bene il compito di introdurre lo spettatore ad una pittura di elaboratissima semplicità ed innocenza.  Se le strutture visive create da questa artista possono sembrare a prima vista improntate ad un vocabolario espressivo ridotto, questa originaria semplicità finisce per moltiplicarsi e rigenerarsi da un'opera all'altra in forme sottilmente differenti, generando un potente palinsesto di delicati rimandi ed emotive variazioni.

Ripetendo gesti fluidi- meditati molto a lungo in un limpido spazio mentale prima della loro esecuzione materiale - una serie di paesaggi astratti in forma di linea di orizzonte (tutti assai coerenti dentro un principio di serialità imperfetta) vengono tracciati con eleganza e concentrazione. Si tratta di scenari che presentano importanti variazioni nel colore e nella qualità delle vibrazioni prodotte dalla pennellata. La costruzione all'interno dello spazio della tela contiene volumetrie intrise di foschia che si sviluppano per contrasto di blocchi variabili: ora leggeri - come inserti di un cielo opaco -  altre volte più pesanti, perché gravati dal movimento di fitte ondulazioni. 

Questi dipinti sono il risultato di fondamentali operazioni eseguite senza possibili pentimenti, di conseguenza ogni dettaglio deve inserirsi dentro la figura complessiva in un modo assolutamente adeguato, perché è solo attraverso poche e definitive azioni che si realizza l'immagine finale.  Morbide linee delimitano margini attraversano i panorami evocati, creando un doppio effetto: movimenti di materie cromatiche in scorrimento si confrontano con impalpabili spazi di grande densità. Le opere di Marta Mancini ospitano questa dualità tra movimento ed immobilità con delicatezza e parsimonia. Ovunque regna un principio di sobrietà: l'utilizzo di minimi mezzi espressivi per ottenere un risultato emozionante. 

Mi pongo una domanda guardando questi dipinti: sono silenziosi o rumorosi ? Credo che custodiscano una cifra segreta. Sono dispositivi che permettono di visualizzare il silenzio. Davanti a questi paesaggi romantici sembra che le nostre facoltà visive siano acuite, ma anche, paradossalmente, sembra di riuscire ad ascoltare meglio. E cosa ascoltiamo? Un silenzio declinato in molte specifiche caratteristiche: corposo, lieve, vibrante, avvolgente. Un riferimento musicale per questo tipo di pittura potrebbe essere l'ambient music di Brian Eno. Non mi pare fuori luogo definire quella di Marta Mancini come una pittura d'ambiente, quindi atmosferica, vaporosa, attraversata da fremiti ed increspature che costruiscono una finissima tessitura. La sua è una disciplina pittorica tanto più efficace quanto meno prepotente risulta sul piano visivo: minore il numero degli elementi in gioco, più convincente è il suo fascino. Il gesto di questa artista tende a purificare la visione da indesiderabili scorie. La presenza dei dettagli sovrani illumina la figura complessiva e determina linee di confine delicate e definitive. 

Stefano Loria

The title of Marta Mancini's solo exhibition at Stanza 251 - “Rarefatta” - perfectly introduces viewers to paintings of elaborate simplicity and innocence. While the visual structures created by this artist may at first glance appear to be based on a limited expressive vocabulary, this original simplicity ends up multiplying and regenerating itself from one work to another in subtly different forms, generating a powerful palimpsest of delicate references and emotional variations.

Repeating fluid gestures—long meditated upon in a clear mental space before their material execution—a series of abstract landscapes in the form of a horizon line (all very consistent within a principle of imperfect seriality) are traced with elegance and concentration. These are scenarios that present significant variations in color and in the quality of the vibrations produced by the brushstroke. The construction within the space of the canvas contains volumes imbued with mist that develop by contrast with variable blocks: sometimes light—like inserts of an opaque sky—other times heavier, because they are burdened by the movement of dense undulations. These paintings are the result of fundamental operations carried out without any possibility of repentance. Consequently, every detail must fit into the overall picture in an absolutely appropriate way, because it is only through a few definitive actions that the final image is achieved.

Soft lines delimit margins and cross the evoked landscapes, creating a double effect: movements of flowing chromatic materials are confronted with impalpable spaces of great density. Marta Mancini's works host this duality between movement and immobility with delicacy and parsimony. A principle of sobriety reigns everywhere: the use of minimal expressive means to achieve an exciting result.

I ask myself a question when looking at these paintings: are they silent or noisy? I believe they hold a secret code. They are devices that allow us to visualize silence. In front of these romantic landscapes, our visual faculties seem to be sharpened, but also, paradoxically, we seem to be able to hear better. And what do we hear? A silence that takes on many specific characteristics: full-bodied, light, vibrant, enveloping. A musical reference for this type of painting could be Brian Eno's ambient music. It does not seem out of place to define Marta Mancini's painting as environmental, therefore atmospheric, vaporous, crossed by tremors and ripples that create a very fine texture. Her pictorial discipline is all the more effective because it is less overbearing on a visual level: the fewer the elements involved, the more convincing her charm. This artist's gesture tends to purify the vision of unwanted debris. The presence of sovereign details illuminates the overall figure and determines delicate and definitive boundary lines.

Stefano Loria


 Marta Mancini è nata a Jesi, dove vive e lavora. Dopo essersi diplomata all'Accademia di Belle Arti di Urbino in Pittura, espone le sue opere in numerose mostre collettive e personali. Il suo studio si trova nel centro storico di Jesi, in un’antica bottega orafa all’interno del Chiostro Sant’Agostino.

Marta Mancini was born in Jesi, where she lives and works. After graduating from the Academy of Fine Arts in Urbino with a degree in Painting, she exhibited her works in numerous group and solo exhibitions. Her studio is located in the historic center of Jesi, in an ancient goldsmith's workshop inside the Chiostro Sant'Agostino.

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Sharon Hall

Intervals

Settembre - Ottobre 2025

Intervals

Settembre - Ottobre 2025

Pittura astratta di concezione geometrica, potremmo definire così la pratica artistica di Sharon Hall. Ma questa etichetta non riesce a rendere pienamente i risultati a cui arriva la pittrice inglese. I suoi quadri infatti sono dotati di una freschezza unica. Se l'intenzione di partenza è quella di costruire opere in cui la divisione degli spazi è regolata in modo esatto e razionale, l'esito finale sorprende perché possiede una affascinante morbidezza visiva, evidente quando si guardano le sue opere non sullo schermo di un computer, ma dal vivo, quando è possibile assaporare la concretezza vellutata dei colori, sempre accostati con la massima accuratezza: occupano settori monocromi contigui e dialogano fra loro intensamente.  Questa conversazione dei colori si svolge in ogni singola opera di Sharon Hall e rappresenta l'anima dei suoi dipinti. E' un regno di incanto e rigore: vediamo gialli intensi, incontriamo un celeste profondo, siamo attratti dai rossi affilati. Altre volte troviamo sfumature sospese in un delizioso equilibrio tra ocra e marrone, con viraggi sempre caldi e luminosi. Gli spazi sono sagomati secondo logiche architettoniche e musicali, sottili fasce corrono lungo il bordo della tela, si sviluppano spigoli taglienti, si stagliano quiete aree con forme trapezoidali. Ma non è un teatro statico, anzi, c'è movimento, c'è scontro di blocchi colorati, scorrimento di piani in contrasto, esplodono irradiazioni di energia visiva.  Lo spazio della tela è un campo di relazioni in cui intervengono contemporaneamente due principi opposti: la composizione e la decostruzione. Sono queste forze opposte a conferire una inconfondibile identità dinamica e poetica a questi quadri, da tale contrasto nasce l'incanto segreto inscritto nell'intimità dei dipinti. L'opera finita, collocata davanti a noi, restituisce tutto il carico di energia immagazzinata in precedenza, come un meritato dono per chi la guarderà con attenzione.

Stefano Loria 

Abstract painting with a geometric conception: this is how we could define Sharon Hall's artistic practice. But this label fails to fully convey the results achieved by the English painter. Her paintings are endowed with a unique freshness. While the initial intention is to construct works in which the division of space is regulated in an exact and rational manner, the final result is surprising because it possesses a fascinating visual softness, evident when viewing her works not on a computer screen but in person, when it is possible to savor the velvety concreteness of the colors, always combined with the utmost accuracy: they occupy contiguous monochrome areas and interact intensely with each other. This conversation of colors takes place in every single work by Sharon Hall and represents the soul of her paintings. It is a realm of enchantment and rigor: we see intense yellows, we encounter a deep blue, we are attracted by sharp reds. At other times, we find shades suspended in a delightful balance between ochre and brown, with warm and luminous tones. The spaces are shaped according to architectural and musical logic, with thin bands running along the edge of the canvas, sharp edges developing, and quiet areas with trapezoidal shapes standing out. But it is not a static theater; on the contrary, there is movement, there is a clash of colored blocks, contrasting planes slide, and bursts of visual energy explode. The canvas is a space of relationships, simultaneously inhabited by two opposing principles: composition and deconstruction. These opposing forces give the paintings their unmistakable dynamic and poetic identity, and it is from this contrast that their secret enchantment arises. The finished work, presented before us, restores all the previously stored energy, offering a well-deserved gift to those who observe it carefully.

Stefano Loria


Sharon Hall è nata nel 1954 a Darlington, nel Regno Unito. Ha studiato al Lanchester Polytechnic e alla Slade School of Fine Art, dove nel 1981 ha ricevuto il Jeremy Cubbitt Painting Prize e la Sir James Knott Scholarship. Nel 1990 è stata selezionata per il Rome Award in Painting presso la British School di Roma. Hall ha esposto in tutto il Regno Unito e in Europa, con mostre personali alla Todd Gallery di Londra (1989), alla Artist of the Day Angela Flowers Gallery di Londra (1990), alla Castlefield Gallery, Manchester (1993); Union Street Gallery (1995) e Palazzo del Podestà Pescia, Italia (2013). Le sue opere fanno parte delle collezioni di Artsite, New York, USA; Barclays Bank, Londra; Heathrow Airport, Londra; Norton Rose, Londra; Prudential Collection, New Jersey, USA.

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Manuel Cossu

Il caso Elvis: indizi e prove

Settembre 2025

Il caso Elvis - indizi e prove

Settembre 2025


Manuel Cossu “Il caso Elvis : indizi e prove”

Sono passati pochi mesi dalla mostra di Manuel Cossu “Anatomia della Solitudine” a Pietrasanta, e meno di un anno dalla pubblicazione di due raccolte di disegni pubblicati da Andante Books, “Cops” e “26.12.1958, Giovanni XXIII a Regina Coeli”, volumi presentati in varie città con crescente successo. Eppure Cossu è artista schivo, dal tratto ruvido e impetuoso, con poche concessioni all’estetica “classica” ma con grande attenzione ai contenuti emotivi, al fattore umano, con stile immediato e riconoscibile all’istante. Pesca i personaggi delle sue indagini interiori dal passato più o meno prossimo, dalla realtà tangibile o dal variegato oceano di cinema, televisione, letteratura colta, letteratura popolare e, visto che da quel mondo lì proviene, musica. In principio è stato Dee Dee Ramone, conosciuto e assurto a una sorta di angelo custode (il libro “Apparizioni” lo fa risorgere ubiquamente, ed è molto tipico del modus operandi di Cossu : considerare tempi e presenze come variabili dell’immaginazione, rendendo tutto tragicamente e/o ironicamente possibile). L’altra caratteristica evidente è, sia in personaggi anonimi, i Cops ad esempio, sia in figure dello starsystem o glamour, la componente problematica : solitudine, abbandono, crisi. Senza moralismi ma con sentiti moti di solidarietà e condivisione. Da qui la scelta di un segno istintivo, apparentemente velocissimo, ma di grande espressività. Un mondo che miracolosamente cattura, se solo ci si abbandona senza pregiudizio. 

Quello che Stanza 251 presenta è un ultimo ciclo di lavori dedicati ad Elvis Presley, l’Elvis meno bello e più in crisi, giovane o al tramonto, al mondo che gli ha girato intorno, ai fan sparsi per il globo. Un altro pretesto per indagare vizi e virtù, eccitazioni, ansie e demoni del genere umano. In perfetto “stile Cossu”, rock’n’roll in sottofondo, antidepressivi sul comodino. 

Sergio Tossi

Manuel Cossu "The Elvis Case: Clues and Evidence"

A few months have passed since Manuel Cossu's exhibition "Anatomy of Solitude" in Pietrasanta, and less than a year since the publication of two collections of drawings published by Andante Books, "Cops" and "December 26, 1958, John XXIII at Regina Coeli," volumes presented in various cities with growing success. Yet Cossu is a shy artist, with a rough and impetuous style, making few concessions to "classical" aesthetics but paying great attention to emotional content and the human factor, with an immediate and instantly recognizable style. He draws the characters of his inner investigations from the more or less recent past, from tangible reality or from the varied ocean of cinema, television, highbrow literature, popular literature and, given that he comes from that world, music. In the beginning, it was Dee Dee Ramone, whom he knew and who became a sort of guardian angel (the book Apparizioni resurrects him ubiquitously, which is very typical of Cossu's modus operandi: considering time and presence as variables of the imagination, making everything tragically and/or ironically possible). The other obvious characteristic is, both in anonymous characters, such as the Cops, and in figures from the star system or glamour, the problematic component: loneliness, abandonment, crisis. Without moralizing but with heartfelt feelings of solidarity and sharing. Hence the choice of an instinctive, apparently very fast, but highly expressive style. A world that miraculously captivates, if only one abandons oneself without prejudice.

What Room 251 presents is a final cycle of works dedicated to Elvis Presley, the less handsome and more troubled Elvis, young or in decline, to the world that revolved around him, to his fans scattered across the globe. Another pretext for investigating the vices and virtues, excitements, anxieties, and demons of humankind. In perfect "Cossu style," rock 'n' roll in the background, antidepressants on the bedside table.

Sergio Tossi

 
 
 
 

Manuel Cossu ha all’attivo varie mostre personali e collettive, chapbooks e libri illustrati (il più recente Dee Dee Ramone. Apparizioni è uscito con Andante nel 2022). Vive da sempre a La Spezia e crede in tutto.

Manuel Cossu has had several solo and group exhibitions, chapbooks, and illustrated books (the most recent, Dee Dee Ramone. Apparizioni, was published by Andante in 2022). He has always lived in La Spezia and believes in everything.

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Carlo Zei Carlo Zei

Artisti della Stanza 251

Una mostra per l’estate

Luglio - Agosto 2025

Una mostra per l’estate

Luglio - Agosto 2025

Abbiamo allestito una mostra collettiva estiva con opere di artisti fedelissimi del progetto Stanza 251. Pittura, fotografia, scultura. In ordine sparso: Bärbel Reinhard,  Enrico Bertelli, Tomoko Sugahara, Pietro Manzo, Carlo Zei, Luca Matti, Andrew Smaldone, Stefano Loria, Enrico Bianda, Marco Fallani.  Una delle caratteristiche comuni agli artisti che animano la Stanza251 è l'integrità. Una attitudine preziosissima in questi tempi difficili percorsi da mode effimere e superficiali, con il fantasma dell'inutilità dell'arte sempre in agguato, con il rischio dell'irrilevanza o della ripetizione sterile di modelli già ampiamente sperimentati in epoche passate.  Integrità intesa come una condizione essenziale del fare arte, ovvero l'essere totalmente fedeli ad un proprio demone, seguire una propria intuizione fino in fondo, costruendo su questa pericolosa ossessione un linguaggio espressivo che possieda una scintilla personale. E' troppo poco ? E' una ambizione troppo grande? Non lo sappiamo, ma proviamo a stare sopra questo palcoscenico. Stiamo preparando tante novità per i prossimi mesi. 

We set up a summer group exhibition with works by loyal artists of the Stanza 251 project. Painting, photography, sculpture. In no particular order: Bärbel Reinhard, Enrico Bertelli, Tomoko Sugahara, Pietro Manzo, Carlo Zei, Luca Matti, Andrew Smaldone, Stefano Loria, Enrico Bianda, Marco Fallani. One of the characteristics common to the artists who animate Stanza251 is integrity. A very precious aptitude in these difficult times traversed by ephemeral and superficial fashions, with the ghost of the futility of art always lurking, with the risk of irrelevance or the sterile repetition of models already widely experimented in past eras. Integrity understood as an essential condition of making art, that is, being totally faithful to one's own demon, following one's own intuition to the end, building on this dangerous obsession an expressive language that possesses a personal spark. Is this too little ? Is it too great an ambition ? We don't know, but we try to stay above this stage. We are preparing many new things for the coming months.


Pietro Manzo, “Brutal or Beautiful _arancio”, 2021-2023, olio su tela, cm 80 x 80

Stanza251 è felice di segnalare l'inizio della collaborazione della galleria con Pietro Manzo, artista che opera uno specialissimo lavoro di ridefinizione del concetto di paesaggio urbano. Dipinge zone periferiche infestate da una massa di detriti disseminati ovunque, come dopo un'esplosione. Altre volte raffigura spazi interni di loft o fabbriche abbandonate, luoghi frammentati e distorti come visti in sogno o filtrati da una specie di visione potenziata. Tutto questo Manzo lo fa senza perdere il gusto per l'immagine accurata, costruita in modo estremamente preciso anche attraverso un uso fantasmagorico del colore. Le sue visioni ci restituiscono scene in equilibrio tra l'esattezza del dettaglio architettonico e la fascinazione di una atmosfera fluida, incandescente e misteriosa. 

Stanza251 is happy to report the beginning of the gallery's collaboration with Pietro Manzo, an artist who does a very special job of redefining the concept of the urban landscape. He paints suburban areas haunted by a mass of debris scattered everywhere, as after an explosion. Other times he depicts interior spaces of lofts or abandoned factories, fragmented and distorted places as seen in a dream or filtered through a kind of enhanced vision. All this Manzo does without losing his taste for the accurate image, constructed in an extremely precise way even through a phantasmagorical use of color. His visions give us scenes balanced between the exactitude of architectural detail and the fascination of a fluid, glowing, mysterious atmosphere. 


Bärbel Reinhard, ”Senza titolo 01_dalla serie_again still erratics perhaps”, 2020 fotografia digitale, cm 37,5 x 25

Consideriamo questa figura enigmatica -  costruita da Bärbel Reinhard mediante tagli, costruzioni e decostruzioni - un viaggiatore calato dentro uno spazio siderale. Si trova sulla superficie di un pianeta immensamente lontano, ma sembra esistere vicino alle nostre inquietudini per ricordarci di continuare il viaggio.

Consider this enigmatic figure-constructed by Bärbel Reinhard through cuts, constructions and deconstructions-a traveler lowered inside a sidereal space. He stands on the surface of an immensely distant planet, but seems to exist close to our anxieties to remind us to continue the journey.


Carlo Zei,”Senza titolo”, Forte dei Marmi, fotografia digitale, 2012, cm 39 x 26

Questa fotografia di Carlo Zei cattura la nostra attenzione per un motivo preciso: ci suggerisce un tema fondamentale che nutre il potere espressivo dell'immagine, però è un tema – fantasma, non contenuto dentro l'inquadratura. In questa visione infatti ogni elemento ci parla del mare che tuttavia è fuori campo. Vediamo lo stabilimento balneare con le cabine in assetto invernale, protette da reticolati e barriere. Vediamo una passerella di legno che attraversa una porzione di spiaggia, un cielo con le nuvole dense tagliate dalla verticalità di un pennone senza bandiera: è un'assenza che rimanda all'altra più importante mancanza. Il mare è alle nostre spalle, invisibile, un vuoto ancora più presente e decisivo. 

This photograph by Carlo Zei captures our attention for a specific reason: it suggests to us a fundamental theme that nourishes the expressive power of the image, however, it is a theme-ghost, not contained within the frame.  In fact, in this vision every element tells us about the sea, which nevertheless is off-screen. We see the bathing establishment with the cabins in winter trim, protected by netting and barriers. We see a wooden footbridge crossing a portion of the beach, a sky with dense clouds cut by the verticality of a flagpole without a flag: it is an absence that refers to the other more important absence. The sea is behind us, invisible, a void even more present and decisive


Stefano Loria, “In Summer,” 2016, oil on canvas, 60 x 55 cm

Un dipinto di Stefano Loria, estivo non solo per il suo titolo, ma soprattutto per le scelte cromatiche applicate. Qui il colore è usato per costruire un luminoso campo di forze. Uno specchio azzurro, appena increspato con sfumature tonali, è accostato ad un territorio più neutro, attraversato da linee di fuga. La visione di una stagione ricca di energie potenziali.

A painting by Stefano Loria, summery not only for its title, but especially for the color choices applied. Here color is used to build a bright force field. A blue mirror, barely rippled with tonal hues, is juxtaposed with a more neutral territory crossed by vanishing lines. A vision of a season full of potential energies.


A sinistra: Luca Matti, B.H. #36, 2018, olio su tela, cm 60 x 55. A destra: Andrew Smaldone, “The Hermitage”, 2011, olio su lino, cm 50 x 60

Partito anni fa da una attitudine quasi fumettistica (segno immediato, grande potenza comunicativa, personaggi inconfondibili) Luca Matti è andato poi affinando questa sua componente, inserendola in un ampio universo espressivo. Oggi pratica una pittura figurativa con estrema attenzione nell'uso del colore (viraggio tonale sulla gamma del grigio o dell'ocra più terrosa) che ci restituisce intricate architetture, foreste impenetrabili, metropoli con edifici affastellati uno sopra l'altro. Altre volte fanno la loro apparizione delle sculture di gomma nera che raffigurano figure animalesche un po' mostruose nello stile del romanzo  Pasto nudo di William S. Burroughs e del relativo film diretto da David Cronenberg. In certi casi la scultura può essere di formato ridottissimo, ad esempio una semplice pallina da ping pong decorata in modo da risultare un palcoscenico sontuoso, capace di contenere un intero mondo sulla sua minima superficie. Tempo e architettura danzano dentro queste opere, apparentemente realistiche, dipinte da Luca Matti con implacabile esattezza ma non in modo calligrafico. Probabilmente è giusto considerarle oggetti indefinibili, senza alcuna funzione tranne quella di suscitare curiosità ed emozione in chi le osserva. Forme-esca per accendere la nostra immaginazione.

Da anni Andrew Smaldone dipinge spazi interni: camere, uffici, immaginari saloni perfettamente vuoti, senza presenze viventi. Spesso appaiono le facciate di palazzi e ville.  Siamo particolarmente affascinati da un quadro raffigurante una lussuosa dimora in stile neo classico, immersa in una incantata foschia arancione. Un quadro fantastico, in cui la villa sembra bruciare dentro un sogno. I dettagli architettonici sono realistici ma il risultato finale è strano e seducente. La pittura di Andrew Smaldone trasfigura le architetture in modo sorprendente. La facciata di questa sontuosa villa continua a bruciare dentro un fuoco impossibile che non la consuma.

Starting years ago with an almost cartoonish attitude (immediate sign, great communicative power, unmistakable characters) Luca Matti has gone on to refine this component of his, inserting it into a wide expressive universe. Today he practices a figurative painting with extreme care in the use of color (tonal viraggio on the range of gray or the most earthy ochre) that gives us back intricate architectures, impenetrable forests, metropolis with buildings piled one on top of the other. Other times black rubber sculptures make their appearance, depicting somewhat monstrous animal figures in the style of William S. Burroughs' novel Naked Meal and the related film directed by David Cronenberg. In some cases the sculpture may be of the smallest format, for example, a simple ping pong ball decorated in such a way as to be a lavish stage, capable of containing an entire world on its smallest surface. Time and architecture dance within these seemingly realistic works, painted by Luca Matti with relentless exactitude but not calligraphically. It is probably fair to consider them as indefinable objects, with no function except to arouse curiosity and emotion in the viewer. Forme-esque to ignite our imagination. 

For years Andrew Smaldone has been painting interior spaces: rooms, offices, imaginary halls perfectly empty, without living presences. The facades of palaces and villas often appear. We are particularly fascinated by a painting depicting a luxurious mansion in the neo-classical style, bathed in an enchanted orange haze. It is a fantastic painting, in which the mansion seems to burn inside a dream. The architectural details are realistic but the end result is strange and seductive. Andrew Smaldone's painting transfigures architecture in a surprising way. The facade of this sumptuous mansion keeps burning inside an impossible fire that does not consume it. 


Tomoko Sugahara, “Paesaggio Lontano VII”, 2024, olio e tempera all'uovo su tela, cm 73 x 73.

Protagonista di una pittura astratta raffinatissima, Tomoko Sugahara rielabora suggestioni cromatiche in una chiave rarefatta e super suggestiva. Nelle sue opere le sottili velature di colore sovrapposte costruiscono paesaggi impalpabili e la luce diffusa nello spazio della tela suggerisce profondità e riflessione.

The protagonist of a highly refined abstract painting, Tomoko Sugahara reworks chromatic suggestions in a rarefied and super evocative key. In her works, the subtle overlapping veils of color build impalpable landscapes, and the light diffused in the space of the canvas suggests depth and reflection.


Enrico Bertelli, “Senza titolo”, 2024, ,resina su tela, cm 40x3

Le opere su tela di Enrico Bertelli realizzate con le resine sono una delle varie linee di ricerca di questo artista, da sempre molto legato ad un'idea di libera sperimentazione. Nella sua disciplina pittorica il lavoro si svolge infatti senza troppe preoccupazioni di rispettare le regole di una accademica “buona” esecuzione delle opere. La sua pratica artistica è avventurosa e contiene una specie di intimo nucleo punk che determina una felice disinvoltura nel servirsi degli strumenti tecnici. Bertelli ha coltivato fin dall'inizio della sua storia di pittore una fresca disponibilità ad accettare l'incidente imprevisto, in nome di una sensibile apertura all'evento inteso come puro dispiegarsi di una forza più originaria ed incandescente, capace di introdurre dentro l'oggetto finito una possibilità ulteriore, un supplemento di autenticità.  Ci troviamo davanti ad uno splendore senza orpelli, incontriamo significati dinamici e stratificati, mantenuti entro il perimetro di un caldo minimalismo.

Enrico Bertelli's works on canvas made with resins are one of the various lines of research of this artist, who has always been very attached to an idea of free experimentation. Indeed, in his painting discipline, the work is carried out without too much concern for adhering to the rules of an academic “good” execution of the works. His artistic practice is adventurous and contains a kind of intimate punk core that determines a happy nonchalance in the use of technical tools. From the very beginning of his history as a painter, Bertelli has cultivated a fresh readiness to accept the unforeseen accident, in the name of a sensitive openness to the event understood as a pure unfolding of a more original and incandescent force, capable of introducing within the finished object a further possibility, a supplement of authenticity.  We find ourselves before a splendor without frills, we encounter dynamic and layered meanings, kept within the perimeter of a warm minimalism.


A sinistra: Carlo Zei,”Senza titolo”, Forte dei Marmi, fotografia digitale, 2012, cm 39 x 26. A destra: Marco Fallani, “La coscienza”, 2024, scultura di terracotta policroma

Siamo stati a trovare Marco Fallani nel suo studio nella campagna toscana, per ammirare le nuove opere. Il primo risultato di quella fortunata visita è che adesso abbiamo collocato in galleria una sua scultura affascinante e un po' misteriosa. Una figura in terracotta policroma, sospesa tra tradizione ed avanguardia, tra serena contemplazione e segreta inquietudine.

We visited Marco Fallani in his studio in the Tuscan countryside to admire new works. The first result of that fortunate visit is that we have now placed a fascinating and somewhat mysterious sculpture of his in the gallery. A polychrome terracotta figure, suspended between tradition and avant-garde, between serene contemplation and secret restlessness.


Isolario (carte 60x65 cm ) 2024

Seguendo la pittura di Valentina Biasetti da molti anni, ricordiamo giovani corpi circonfusi da aloni multicolori che li avvolgevano come saettanti arcobaleni elettrici. Sono figure evocate in modo prepotente, collocate dentro uno spazio bianco neutrale, suggeriscono una promessa di felicità e pienezza, come fossero in attesa in una Età dell'Acquario imminente. Valentina Biasetti riesce sempre a salvare nelle sue emblematiche vestali una qualità fragile, una scintilla di commozione che mantiene alta la temperatura emozionale di ogni scena.

Following Valentina Biasetti's painting for many years, we remember young bodies surrounded by multicolored halos that enveloped them like thundering electric rainbows. They are overpoweringly evoked figures, placed within a neutral white space, suggesting a promise of happiness and fullness, as if they were waiting in an impending Aquarian Age. Valentina Biasetti always manages to save in her emblematic vestals a fragile quality, a spark of emotion that keeps the emotional temperature of each scene high.

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Carlo Zei Carlo Zei

Foschini/Iacomelli

Miraggi

Aprile - Giugno 2025

Miraggi

Aprile - Giugno 2025

Angelo Foschini e Lavinia Iacomelli dipingono insieme opere che miracolosamente possiedono una precisa unità stilistica, una personalità, un marchio di fabbrica inconfondibile. Uno dei temi fondamentali del loro lavoro – ispirazione che si è mantenuta costante attraverso il tempo – è l'azione di abitare, con il conseguente oggetto privilegiato, la casa, declinato in molteplici forme. Di conseguenza trasportano su tela una serie di tipologie ben riconoscibili. la capanna primitiva, la misteriosa piramide, la palafitta, la villa moderna razionalista, una torre immersa nella foresta. 

Sono situazioni allestite sempre con i minimi elementi strettamente necessari, senza orpelli di nessun genere, perché queste architetture devono trionfare al centro della scena come giocattoli esemplari (non a caso i colori usati spesso ricordano quelli dei mattoncini Lego). Strutture scheletriche si stagliano contro uno sfondo giallo impossibile, vediamo paesaggi fluidi in cui terra, cielo, vegetazione ed architetture sembrano fatti della stessa materia gommosa. Questo tipo di costruzione pittorica emana un avvolgente flusso allucinatorio. Le opere di Foschini/Iacomelli negano il realismo e finiscono per produrre una sorta di dimensione alternativa in cui quello che vediamo è un segnale ambiguo, una rappresentazione che allude al altri spessori più nascosti. 

Stefano Loria

Angelo Foschini and Lavinia Iacomelli together paint works that miraculously possess a precise stylistic unity, a personality, an unmistakable trademark. One of the fundamental themes of their work - an inspiration that has remained constant through time - is the action of inhabiting, with the resulting privileged object, the house, declined in multiple forms. Consequently, they transport a series of clearly recognizable typologies onto canvas. the primitive hut, the mysterious pyramid, the pile dwelling, the modern rationalist villa, a tower immersed in the forest. 

These are situations always set up with the strictly necessary minimum elements, without frills of any kind, because these architectures must triumph in the center of the scene as exemplary toys (it is no coincidence that the colors used often resemble those of Lego bricks). Skeletal structures stand out against an impossible yellow background, we see fluid landscapes in which earth, sky, vegetation and architecture seem to be made of the same rubbery material. This kind of pictorial construction exudes an enveloping hallucinatory flow. Foschini/Iacomelli's works deny realism and end up producing a kind of alternative dimension in which what we see is an ambiguous signal, a representation that alludes to other, more hidden thicknesses. 

Stefano Loria

 

Tre domande a Foschini/Iacomelli

STANZA 251: Cominciamo da un tema che affrontate spesso nei vostri lavori: l'architettura.   Dipingete capanne, casette isolate, roulotte, ville dall'aspetto modernista, antiche piramidi, le rampe di un misterioso scivolo da luna park acquatico. Tipologie molto differenti che sottoponete ad un trattamento sofisticato, in modo da creare oggetti esemplari, costruzioni isolate che acquistano la consistenza ambigua di un miraggio. Raccontateci questo vostro interesse per le architetture storiche e contemporanee, magicamente restituite dal regno del sogno al nostro sguardo.

FOSCHINI/IACOMELLI: L’architettura ha sempre rappresentato per noi un tema centrale, all’inizio del nostro percorso era il soggetto di sfondo, la presenza condizionante e a tratti necessaria alla caratterizzazione dei giovani personaggi che abitavano le tele. Nel passaggio attuale dei dipinti realizzati a smalto, l’architettura si è fatta protagonista assoluta di spazi sospesi tra la realtà e il filtro dello stupore. La materia scintillante dello smalto ha avvolto questi luoghi abitati e abitativi, immergendoli in una atemporalità che ci  ha permesso di sondarne la forma. Questo nostro interesse è nato inizialmente dalla mappatura degli edifici dell’architettura popolare del secolo scorso, luoghi dell’infanzia e della memoria, luoghi vissuti amati o odiati, ma indelebilmente osservati e condivisi, edifici, villette, parchi di cemento tagliati dal sole, metafisicamente metabolizzati e digeriti senza risposta, oggetti fatti di dimensioni, elementi e scale, in cui immaginare di entrare, uscire, sostare, vivere. Nella serie delle capanne ci siamo chiesti quali fossero gli elementi essenziali che potessero definire visivamente un concetto di casa e ci siamo spinti a restituirli sintetizzando l’estetica di luoghi del vissuto in senso più ampio, come prefabbricati, roulotte o forme simili a giganteschi templi.

STANZA 251: Un altro soggetto che sembra costantemente al centro della vostra ispirazione è il paesaggio naturale. Però lo elaborate secondo modalità anti-realistiche: evidentemente la vostra idea non è quella di documentare un bosco o la superficie di un lago in modo esatto, Mettete in scena sempre uno scarto visivo che rende la scena irreale, creando una atmosfera inquietante perché gli elementi del paesaggio finiscono per suggerire incertezza ed una fragilità quasi soprannaturali.

FOSCHINI/IACOMELLI: Nella ricerca sul paesaggio cerchiamo di innestare o evidenziare un punto di rottura, un elemento reale o fantastico che porti la scena di partenza altrove; è il nostro modo per spostare la riflessione lontano dal dato visibile e ampliare le possibilità concettuali dell’immagine. L’obiettivo è quasi sempre quello di esortare ad accorgersi di quello che c’è di fronte ai nostri occhi attraverso ciò che non c’è veramente, non è mai stato lì, non dovrebbe o potrebbe essere in quel luogo. Non ha però la finitezza surrealista del definirsi in un contesto con dei meccanismi sognati, scaturisce piuttosto da una forzatura del dato reale di partenza che manipoliamo fino a minare la struttura del tutto. Spesso i paesaggi da cui prendiamo spunto fanno parte dell’urbano periferico o al contrario, dell’iconicamente abusato. Rimodellare le forme e i contesti del flusso quotidiano, del banale, del solito, ci permette di usare un tipo di estetica già presente, con una sorta di atteggiamento anticonsumistico, qualcosa che ci fa continuamente riflettere su quanto nutrimento visivo abbiamo a disposizione dove non sembra esserci. Attraverso un piccolo sforzo immaginativo è possibile suggerire “città invisibili”, basate sulle necessità umane di sopravvivenza e conservazione, fino a spingerci a riflettere su quanto abbiamo da preservare da ogni distruzione.

STANZA 251: La rappresentazione della figura umana all'inizio della vostra attività era collocata in un raggio d'azione tra un netto realismo ed una moderata accentuazione delle forme di stampo espressionistico. Successivamente avete cambiato registro, trattando i corpi in modo molto efficace, con deformazioni più estreme, quasi fantascientifiche, oppure inserendo queste figure in un contesto surreale, dentro una specie di realtà totalmente impossibile.

FOSCHINI/IACOMELLI: La figura ha sempre rappresentato per noi un luogo d’indagine, un retaggio visivo di formazione, e un’architettura essa stessa, a cui appellarsi strutturalmente per certificare la presenza naturale dell’essere umano nel flusso mai completamente chiuso e definito della realtà. Abbiamo inizialmente usato la tela come scacchiere e la figura come regina inconsapevole e solo apparentemente libera dai dettami della realtà architettonica da cui era circondata. Successivamente abbiamo rappresentato i personaggi delle nostre tele con formule espressioniste, incastonate nei luoghi da cui provenivano o che si erano andati a cercare, contribuendo alla realizzazione strutturale del contesto che animavano. Nelle serie recenti invece abbiamo optato per una figura che avesse la capacità e la necessità di intervenire sulla realtà circostante per plasmarla, per farsi elemento di costante partecipazione dello spazio della tela, e per scardinare alcune costrizioni della forma suggerendo una possibilità alternativa di vissuto, anche laddove non sembrava poterci essere.

Three Questions to Foschini/Iacomelli

STANZA 251: Let's start with a theme you often address in your work: architecture. You paint huts, isolated cottages, caravans, modernist-looking villas, ancient pyramids, the ramps of a mysterious water funfair slide. Very different typologies you subject to sophisticated treatment in order to create exemplary objects, isolated constructions that acquire the ambiguous texture of a mirage. Tell us about this interest of yours in historical and contemporary architecture, magically restored from the realm of dreams to our gaze.

FOSCHINI/IACOMELLI: Architecture has always been a central theme for us; at the beginning of our journey it was the background subject, the conditioning and at times necessary presence for the characterization of the young characters who inhabited the canvases. In the current passage of paintings made in enamel, architecture became the absolute protagonist of spaces suspended between reality and the filter of wonder. The shimmering material of enamel enveloped these inhabited and living places, immersing them in a timelessness that allowed us to probe their form. This interest of ours initially arose from the mapping of the buildings of popular architecture of the last century, places of childhood and memory, lived places loved or hated, but indelibly observed and shared, buildings, cottages, concrete parks cut by the sun, metaphysically metabolized and digested without response, objects made of dimensions, elements and scales, in which to imagine entering, exiting, stopping, living. In the series of huts, we asked ourselves what were the essential elements that could visually define a concept of home, and we went so far as to return them by synthesizing the aesthetics of places of living in a broader sense, such as prefabs, caravans, or shapes resembling giant temples.

STANZA 251: Another subject that seems constantly at the center of your inspiration is the natural landscape. However, you process it in anti-realistic ways: clearly your idea is not to document a forest or the surface of a lake exactly, You always stage a visual gap that makes the scene unreal, creating an eerie atmosphere because the landscape elements end up suggesting uncertainty and an almost supernatural fragility.

FOSCHINI/IACOMELLI: In landscape research, we try to graft or highlight a breaking point, a real or fantastic element that takes the source scene elsewhere; it is our way of shifting reflection away from the visible datum and expanding the conceptual possibilities of the image. The goal is almost always to urge us to notice what is in front of our eyes through what is not really there, was never there, should not or could not be there. It does not, however, have the surrealist finitude of defining itself in a context with dreamed mechanisms; rather, it springs from a forcing of the real starting datum that we manipulate to the point of undermining the structure of the whole. Often the landscapes from which we take our cues are part of the urban peripheral or conversely, the iconically abused. Reshaping the forms and contexts of the everyday flow, the mundane, the usual, allows us to use a kind of aesthetic that is already there, with a kind of anti-consumerist attitude, something that makes us continually reflect on how much visual nourishment we have available where there doesn't seem to be any. Through a little imaginative effort it is possible to suggest “invisible cities,” based on human needs for survival and preservation, to the point of prompting us to reflect on how much we have to preserve from all destruction.

STANZA 251: The representation of the human figure at the beginning of your activity was placed in a range between stark realism and a moderate accentuation of expressionistic forms. Later you changed the register, treating bodies very effectively, with more extreme, almost science fiction-like deformations, or placing these figures in a surreal context, within a kind of totally impossible reality.

FOSCHINI/IACOMELLI: For us, the figure has always represented a place of inquiry, a visual legacy of formation, and an architecture itself, to which we structurally appeal to certify the natural presence of the human being in the never completely closed and defined flow of reality. We initially used the canvas as a checkerboard and the figure as an unconscious queen, only seemingly free from the dictates of the architectural reality by which she was surrounded. Later, we represented the characters in our canvases with expressionist formulas, embedded in the places from which they came or sought out, contributing to the structural realization of the context they animated. In the recent series, on the other hand, we opted for a figure that had the ability and the need to intervene in the surrounding reality in order to shape it, to make itself an element of constant participation in the space of the canvas, and to unhinge some of the constrictions of the form by suggesting an alternative possibility of living, even where there seemed to be no possibility of it.

 
 
 
 

Angelo Foschini (1973) e Lavinia Iacomelli (1975), vivono e lavorano a Livorno. Laureati nel 2000 all’Accademia di Belle Arti di Carrara, lavorano insieme dal 2001 nell’ambito delle arti visive dipingendo ed esponendo in gallerie private e spazi pubblici. Affiancano alla loro produzione l’insegnamento delle arti visive nella scuola pubblica, e l’organizzazione di corsi e laboratori creativi per bambini e adulti in spazi privati. Dal 2001 al 2010 hanno lavorato ad un progetto pittorico comune realizzando opere a quattro mani, sotto il nome di Koroo. Hanno tenuto mostre personali e collettive in Italia e all’estero, collaborando con gallerie e partecipando a fiere d’arte contemporanea. Dal 2011 lavorano a progetti comuni utilizzando la firma Foschini/Iacomelli.

Angelo Foschini (1973) and Lavinia Iacomelli (1975) live and work in Livorno. Graduates in 2000 from the Academy of Fine Arts in Carrara, they have been working together since 2001 in the visual arts, painting and exhibiting in private galleries and public spaces. They combine their production with teaching visual arts in public schools, and organizing courses and creative workshops for children and adults in private spaces. From 2001 to 2010, they worked on a joint painting project making works by four hands, under the name Koroo. They have held solo and group exhibitions in Italy and abroad, collaborating with galleries and participating in contemporary art fairs. Since 2011 they have been working on joint projects using the Foschini/Iacomelli signature.

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Carlo Zei Carlo Zei

Letizia Galli

Micromacro

Febbraio - Marzo 2025

Micromacro

febbraio - Marzo 2025

Il titolo che Letizia Galli ha scelto per questa mostra personale alla Stanza 251 - “Micromacro” - rappresenta in modo efficace il tipo di orizzonti che vengono aperti dalla sua pratica artistica. I dipinti di questa artista infatti sembrano rappresentare l'universo super concentrato dell' infinitamente piccolo, con forme che potrebbero alludere ad una vita microscopica, forse nuclei cellulari, microrganismi misteriosi la cui esistenza produce effetti di massima esattezza. Possiamo dire che le opere di Letizia Galli funzionano come meccanismi per potenziare le nostre capacità percettive, generando una modificazione del nostro modo di avvertire lo scorrere del tempo: ogni flusso rallenta fino ad una estatica immobilità. Altre volte i dipinti sembrano la concretizzazione visiva di oggetti giganteschi che potrebbero trovarsi all'interno di un cosmo smisurato: pianeti, galassie in movimento, flussi di energia, radiazioni che attraversano uno spazio infinito. 

In ogni caso la purezza del colore di fondo (un nero di estrema profondità e levigatezza, più raramente un celeste idilliaco) favorisce la contemplazione assorta e potente. Concentrarsi, purificarsi, esercitare una operazione di alleggerimento della tensione, queste sono le azioni che le opere di “Micromacro” suggeriscono. All'interno di uno schermo limpido sono collocate figure che irradiano energia, forme ellittiche contenenti una speciale luminosità interna. Sono presenze ignote, di non facile identificazione, potrebbero essere creature dotate di vita, oppure semplici fenomeni luminosi, materie inanimate, fossili brillanti.  Osserviamo scene in espansione che promettono di estendersi ben oltre i confini della tela. Anche nelle opere di piccolo formato questa promessa di infinità viene mantenuta, come se  le forme “aliene” - contenute in un perimetro chiuso - si muovessero invece all'interno di uno spazio illimitato. 

Letizia Galli realizza una pittura “di processo”, i cui risultati finali sono in realtà le tracce di una specifica tecnica esecutiva, con gesti e procedure che vanno a cristallizzarsi sulla superficie della tela. Sono opere di complessa esecuzione, in equilibrio tra fluidità della materia e necessità di un attento controllo. Pochi selezionatissimi elementi abitano la dimensione monocroma del quadro e quindi ogni dettaglio deve risultare perfettamente a fuoco, collocato al posto giusto, senza però dare l'impressione né di un eccessivo dominio razionale, né di una incontrollata casualità. In questa operazione di difficile bilanciamento risiede la maestria di Letizia Galli che intende il fare artistico come una vicenda che deve svilupparsi in modo avventuroso dentro le esatte coordinate del proprio linguaggio espressivo.

Completano la mostra due elementi particolari. Una scultura di ridotte dimensioni ed un lavoro su carta di grande formato (collocati nella sezione della galleria denominata “Il Ridotto”). Opere che rispecchiano una pluridecennale ricerca dell'artista dedicata al concetto dell'Albero binario. 

Stefano Loria

The title that Letizia Galli has chosen for this solo exhibition at Room 251 - “Micromacro” - effectively represents the kind of horizons that are opened by her artistic practice. In fact, the paintings of this artist seem to represent the super concentrated universe of the infinitely small, with forms that might allude to a microscopic life, perhaps cell nuclei, mysterious microorganisms whose existence produces effects of utmost exactness. We can say that Letizia Galli's works function as mechanisms to enhance our perceptive abilities, generating a modification of our way of perceiving the flow of time: each flow slows down to an ecstatic immobility. At other times the paintings seem to be the visual concretization of gigantic objects that could be inside a boundless cosmos: planets, galaxies in motion, streams of energy, radiation traversing an infinite space.

In any case, the purity of the background color (a black of extreme depth and smoothness, more rarely an idyllic celestial) encourages absorbed and powerful contemplation. To concentrate, to purify oneself, to exercise a tension-relieving operation, these are the actions that the works of “Micromacro” suggest. Within a limpid screen are placed figures that radiate energy, elliptical forms containing a special inner luminosity. They are unknown presences, not easy to identify; they could be creatures endowed with life, or simple luminous phenomena, inanimate matter, shining fossils. We observe expanding scenes that promise to extend far beyond the boundaries of the canvas. Even in the small-format works this promise of infinity is fulfilled, as if the “alien” forms-contained within a closed perimeter-are instead moving within an unlimited space.

Letizia Galli creates a “process” painting, whose final results are actually the traces of a specific execution technique, with gestures and procedures that crystallize on the surface of the canvas. These are works of complex execution, balanced between fluidity of matter and the need for careful control. Very few selected elements inhabit the monochrome dimension of the painting, and therefore every detail must be perfectly in focus, placed in the right place, yet without giving the impression of either excessive rational domination or uncontrolled randomness. In this difficult balancing act lies the mastery of Letizia Galli, who understands art-making as an affair that must develop adventurously within the exact coordinates of her own expressive language.

Two particular elements complete the exhibition. A small-scale sculpture and a large-scale work on paper (placed in the section of the gallery called “Il Ridotto”). Works that reflect a decades-long research of the artist dedicated to the concept of the Binary Tree.

Stefano Loria

 

Letizia Galli è un'artista trans-disciplinare nata a Roma. Dopo aver studiato Matematica, ha studiato Fine Arts a Londra, dove ha vissuto per tredici anni. Si è occupata prevalentemente di pittura astratta e di progetti di Arte e Scienza nel campo neurologico e delle dipendenze (è anche counselor specializzato in Dipendenze Affettive). A Londra ha mostrato al Riverside, la Whitechapel, al Barbican e al Science Museum.
In Italia ha mostrato al Macro a Roma, al Museo Pecci di Prato, alla Galleria Comunale di Monfalcone, al Palazzo Ducale di Genova, a Care of, alla Fabbrica del Vapore, alla Triennale a Milano e in varie gallerie commerciali (Tossi, Marabini, Luca Tommasi, Filarete, Cartavetra, Votre, Matthiesen). Vive e lavora in Toscana.

Letizia Galli is a trans-disciplinary artist born in Rome. After studying Mathematics, she studied Fine Arts in London, where she lived for thirteen years. She has worked mainly on abstract painting and on Art and Science projects in the field of neurology and addiction (she is also a counselor specializing in Affective Addictions). In London she has shown at the Riverside, the Whitechapel, the Barbican and the Science Museum. In Italy she has shown at the Macro in Rome, Museo Pecci in Prato, Galleria Comunale in Monfalcone, Palazzo Ducale in Genoa, Care of, Fabbrica del Vapore, Triennale in Milan and various commercial galleries (Tossi, Marabini, Luca Tommasi, Filarete, Cartavetra, Votre, Matthiesen). She lives and works in Tuscany.

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Carlo Zei Carlo Zei

Valentina Biasetti

Place to Be

Novembre 2024 - Gennaio 2025

Place to Be

Novembre 2024 - Gennaio 2025

Seguendo la pittura di Valentina Biasetti da molti anni, ricordo giovani corpi circonfusi da aloni multicolori che li avvolgevano come saettanti arcobaleni elettrici. Erano figure evocate in modo prepotente, collocate dentro uno spazio bianco neutrale, suggerivano una promessa di felicità e pienezza, come fossero in attesa in una Età dell'Acquario imminente.

Anche le opere recenti mantengono attiva la tensione fiammeggiante tra una descrizione super precisa - quasi asettica, documentale- ed una esplosione di energia versata dentro l'aria dell'opera. Il risultato è uno spettacolo di potente magnetismo, con grande atmosfera offerta allo sguardo dello spettatore. Penso alla copertina di un disco dei Boards of Canada (Music has the right to children) investita dal calore di vibrazioni più vivaci. Non una visione congelata nella distanza di un attimo bloccato, ma un episodio in divenire, aperto a future trasformazioni. 

Nei lavori esposti in questa mostra personale,Valentina prosegue la sua originale ricerca: mediante gli strumenti del disegno e della pittura affronta il tema della figura femminile collocata in una situazione astratta ed atemporale. Ogni presenza è fissata dentro una teatralità essenziale (ma con speciale attenzione per le stoffe damascate che nascondono i corpi). Spesso le protagoniste dei quadri si trovano vicine ad uno specchio d'acqua e sembrano influenzate dalle inquietudini trasmesse da questa dimensione raddoppiata. Sono figure collocate dentro una colorata foschia enigmatica, una specie di vapore rosa o arancione che rende tutta la situazione assai onirica e carica di ansie latenti (fare attenzione alle mani intrecciate che tengono stretto un vaso dal contenuto misterioso).

Le narrazioni visive di Valentina Biasetti sono il frutto di una mente potente, capace di processare e rielaborare in chiave personale molte suggestioni diverse provenienti dall'immaginario della Pop Art, dalla pubblicità, dal cinema più sperimentale, trasformandole in concrete rappresentazioni. L'artista esercita un ferreo controllo su ogni dettaglio delle immagini che produce, tuttavia in questo caso la tecnica non genera opere fredde, al contrario, Valentina Biasetti riesce sempre a salvare nelle sue emblematiche vestali una qualità fragile, una scintilla di commozione che mantiene alta la temperatura emozionale di ogni scena. 

Stefano Loria 

Following Valentina Biasetti's painting for many years, I remember young bodies surrounded by multicolored halos that enveloped them like thundering electric rainbows. They were overpoweringly evoked figures, placed within a neutral white space, suggesting a promise of happiness and fullness, as if they were waiting in an impending Aquarian Age.

Even the recent works keep active the flaming tension between super-precise description-almost aseptic, documentary-and an explosion of energy poured within the air of the work. The result is a show of powerful magnetism, with great atmosphere offered to the viewer's gaze. I think of a Boards of Canada record cover (Music has the right to children) invested with the warmth of more vivid vibrations. Not a vision frozen in the distance of a frozen moment, but an episode in the making, open to future transformations. 

In the works shown in this solo exhibition,Valentina continues her original research: through the tools of drawing and painting she addresses the theme of the female figure placed in an abstract and timeless situation. Each presence is fixed within an essential theatricality (but with special attention to the damask fabrics that hide the bodies). Often the protagonists of the paintings stand near a body of water and seem to be affected by the anxieties conveyed by this doubled dimension. They are figures placed within a colorful enigmatic haze, a kind of pink or orange vapor that makes the whole situation very dreamlike and charged with latent anxieties (pay attention to the intertwined hands holding a vase with mysterious contents).

Valentina Biasetti's visual narratives are the fruit of a powerful mind, capable of processing and reworking in a personal key many different suggestions from the imagery of Pop Art, advertising, and the most experimental cinema, transforming them into concrete representations. The artist exercises an iron control over every detail of the images she produces, yet in this case the technique does not generate cold works; on the contrary, Valentina Biasetti always manages to save in her emblematic vestals a fragile quality, a spark of emotion that keeps the emotional temperature of each scene high.

Stefano Loria

 
 

Valentina Biasetti (Parma 1979) ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna dove si è laureata con lode nel 2005. Dal 2002 inizia la sua attività espositiva in gallerie private e spazi pubblici, la selezione finalista ai principali concorsi d’arte Nazionali/Internazionali e fiere d’arte. La sua ricerca si sviluppa come un discorso sulla progressiva perdita d’identità della figura e degli oggetti rappresentati in relazione allo spazio che li circonda. Pieni e vuoti sono il tema del dialogo immaginario che si svolge in una dimensione quasi surreale, muta e silenziosa, uno spazio sospeso e atemporale che si presenta come luogo dell’Assenza. Tra le attività recenti e importanti del 2024  la partecipazione solo show ad Artefiera Bologna con la Galleria Quam, la mostra personale “La carne delle nubi” presso la UMA Gallery di Novara e la mostra personale “Si sogna prima di contemplare” alla Galleria QUAM di Scicli a cura di Albero Mattia Martini. Tra le principali esposizioni personali e collettive negli anni passati ricordiamo, Zaion Gallery (BI), The Blender Gallery, Athens (Atene), Pinacoteca di Varallo e Museo, Varallo (VC), Galleria Cartavetra (FI), Galleria Gare82 (BS), No Title Gallery (VE).

Valentina Biasetti (Parma 1979) attended the Academy of Fine Arts in Bologna where she graduated with honors in 2005. Since 2002 she began her exhibition activity in private galleries and public spaces, finalist selection at the main National/International art competitions and art fairs. Her research develops as a discourse on the progressive loss of identity of the figure and objects represented in relation to the space that surrounds them. Fills and voids are the theme of the imaginary dialogue that takes place in an almost surreal, mute and silent dimension, a suspended and timeless space that presents itself as a place of Absence. Among 2024's recent and important activities is the solo show at Artefiera Bologna with Quam Gallery, the solo exhibition “La carne delle nubi” at UMA Gallery in Novara and the solo show “Si sogna prima di contemplare” at QUAM Gallery in Scicli curated by Albero Mattia Martini. Major solo and group exhibitions in the past years include, Zaion Gallery (BI), The Blender Gallery, Athens (Athens), Pinacoteca di Varallo and Museum, Varallo (VC), Galleria Cartavetra (FI), Galleria Gare82 (BS), No Title Gallery (VE).

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Carlo Zei Carlo Zei

Monique Dukker, Matteo Nuti, Marco Fallani, Bärbel Reinhard

Paesaggi Assoluti

Luglio - Settembre 2024

Paesaggi Assoluti

Luglio - Settembre 2024

Che cosa vediamo quando guardiamo un'opera d'arte che rappresenta un paesaggio?  Qualcosa al di fuori di noi stessi, un mondo intangibile e lontano da noi, uno spazio misterioso che scopriremo attraverso il tempo, immergendoci gradualmente sempre più a fondo nei dettagli della visione. Oppure entriamo a contatto con uno scenario che trasformiamo rapidamente in qualcosa di intimo e familiare, come se fossimo davanti ad uno schermo su cui proiettiamo, ingigantiti, i nostri più nascosti desideri? 

Incontriamo luoghi in cui possiamo rifugiarci, spazi utopici che ceselliamo a nostro piacere, miraggi che ci confortano, promettendoci doni futuri. Altre volte siamo turbati da una natura primordiale e nemica, siamo risucchiati dentro una dimensione aliena, inospitale. Ci capita di contemplare campi di battaglia, territori ora pacificati, zone tranquille che però custodiscono nelle loro profondità le tracce ancora intatte di tutti gli scontri passati. In ogni caso si tratta sempre di paesaggi/ossessione, indomabili cause che producono dentro la nostra mente costellazioni di simboli. Sta nella duplicità tra esterno ed interno, tra familiare e perturbante (contrasti segreti sepolti nel cuore di ogni opera che raffigura un paesaggio) il fascino di questa mostra collettiva.  Ognuno degli artisti selezionati in questa occasione ha immaginato e creato luoghi fantastici e impossibili, spingendo la propria immaginazione oltre i confini che le opere stesse mettono in scena. 

What do we see when we look at a work of art depicting a landscape? Something outside of ourselves, an intangible world far away from us, a mysterious space that we discover through time, gradually diving deeper and deeper into the details of the vision. Or do we come into contact with a scenario that we quickly transform into something intimate and familiar, as if we were in front of a screen onto which we project, magnified, our most hidden desires?

We encounter places where we can take refuge, utopian spaces that we chisel to our liking, mirages that comfort us, promising future gifts. At other times we are troubled by a primordial and hostile nature, we are sucked inside an alien, inhospitable dimension. We happen to contemplate battlefields, territories that are now pacified, peaceful areas that nevertheless hold in their depths the still intact traces of all past clashes. In any case, these are always landscapes/obsessions, untamed causes that produce within our minds constellations of symbols. It is in the duplicity between outside and inside, between the familiar and the uncanny (secret contrasts buried at the heart of each work depicting a landscape) that lies the fascination of this group exhibition. Each of the artists selected on this occasion has imagined and created fantastic and impossible places, pushing their imaginations beyond the boundaries that the works themselves enact.

Piscine situate in aperta campagna, circondate da scuri ed alti alberi, senza presenze umane. Paesaggi sospesi in un tempo ambiguo: qualcosa è già accaduto, oppure qualcosa sta per accadere, di conseguenza ci troviamo catturati dentro una atmosfera misteriosa. Nelle visioni create da Monique Dukker l'architettura delle piscine e dei canali si confronta in modo epico con la natura. La vegetazione e gli alberi sono dipinti in modo da risultare dense masse impenetrabili, come se possedessero una qualità di super compattezza capace di assorbire tutta la luce. Queste masse scure si specchiano nelle acque che invece contengono luminosità e sfumature celesti. Sono opere di apparente ed ingannevole semplicità. Quadri di piccole dimensioni - silenziosi e solenni – capaci di fermare il tempo. Evocano una splendente solitudine. 

Pools located in open countryside, surrounded by dark and tall trees, with no human presence. Landscapes suspended in an ambiguous time: something has already happened, or something is about to happen, consequently we find ourselves caught inside a mysterious atmosphere. In the visions created by Monique Dukker, the architecture of pools and canals confront nature in an epic way. Vegetation and trees are painted to be dense impenetrable masses, as if they possessed a quality of super compactness capable of absorbing all light. These dark masses are mirrored in waters that instead contain celestial luminosity and hues. These are works of apparent and deceptive simplicity. Small paintings - silent and solemn - capable of stopping time. They evoke a shining solitude.


La grande tela di Marco Fallani è un paesaggio selvaggio, attraente e minaccioso. Rappresenta una foresta dall'apparenza tropicale, un luogo un po' fantascientifico, degno di un romanzo di Jeff VanderMeer. Una sorta di zona incantata in cui è facile entrare ma da cui forse non riusciremo mai ad uscire. La vegetazione rigogliosa, le acque turbolente del fiume, il cielo, ogni elemento è dipinto mediante lunghi colpi di pennello, quasi sciabolate di colore che innervano il quadro con vibrazioni concitate. Regna un senso di pericolo, incontriamo lo splendore di una natura prorompente. Con la sua consueta maestria, qui Fallani continua a sviluppare le sue avventurose ricostruzioni formali indirizzate verso una pittura post- Matisse. Una pratica pittorica totalmente contemporanea, animata da continue esplosioni psichedeliche di suprema vitalità. 

Marco Fallani's large canvas is a wild landscape, attractive and menacing. It depicts a tropical-looking forest, a somewhat sci-fi place worthy of a Jeff VanderMeer novel. A kind of enchanted zone that is easy to enter but from which we may never be able to leave. The lush vegetation, the turbulent waters of the river, the sky, each element is painted through long brush strokes, almost saber strokes of color that innervate the picture with excited vibrations. A sense of danger reigns, we encounter the splendor of a bursting nature. With his usual mastery, here Fallani continues to develop his adventurous formal reconstructions directed toward a post-Matisse painting. A totally contemporary painting practice, animated by continuous psychedelic explosions of supreme vitality.


Davanti alle opere di Matteo Nuti ci domandiamo: cosa stiamo guardando? Domina l'incertezza sulla reale consistenza della visione complessiva, i confini tra la rappresentazione e la sua negazione sono molto sottili. Bruciano da qualche parte gli inebrianti incensi della tradizione surrealista francese del secolo scorso. Troviamo riferimenti alle visioni lunari di Yves Tanguy, soprattutto per la sapiente rarefazione degli ambienti spaziali in cui vengono calati determinati oggetti visivi. Ma in questi paesaggi disfunzionali c'è molto altro. Su sfondi desertici - astratti e ventosi come i mari turbolenti di William Turner - si stagliano flebili steli filiformi. Sono intrecci davvero inquietanti, perchè danzano nell'aria e sembrano suggerire una degenerazione botanica vagamente malevola. Un linguaggio espressivo di sopraffina scaltrezza che riesce a combinare libertà esecutiva ed esattezza emozionale. 

In front of Matteo Nuti's works we ask ourselves: what are we looking at? Uncertainty about the real consistency of the overall vision dominates, the boundaries between representation and its negation are very thin. Burning somewhere are the heady incenses of the French surrealist tradition of the last century. We find references to the lunar visions of Yves Tanguy, especially in the skillful rarefaction of the spatial environments into which certain visual objects are dropped. But there is much more to these dysfunctional landscapes. Against desert backgrounds - as abstract and windy as William Turner's turbulent seas - faint threadlike stalks stand out. They are truly eerie weaves, for they dance in the air and seem to suggest a vaguely malevolent botanical degeneration. It is an expressive language of superlative cunning that manages to combine executive freedom and emotional exactitude.


I paesaggi realizzati da Barbel Reinhard sono il frutto di un calibratissimo lavoro di scomposizione e ricomposizione delle immagini, procedimento effettuato seguendo un proprio esclusivo demone. Le sue opere più recenti– all'inizio sono collage, carte ritagliate e assemblate, successivamente fotografate – affrontano il tema chiave della fantasmatica identità degli oggetti percepiti. L'artista si serve degli strumenti tecnologici di oggi ma la sua mente è proiettata nel futuro. All'origine di queste visioni c'è una tensione invincibile verso la dissoluzione delle forme (montagne, corpi umani, pianeti) che risultano sempre profondamente frammentate e modificate. Queste operazioni producono dislivelli e linee di frattura, ma alla fine portano anche ad un altro sorprendente risultato: è come se un intero misterioso inconscio visivo tornasse in superficie, in qualche modo ricompattato, finalmente visibile in tutta la sua ferita magnificenza. 

The landscapes created by Barbel Reinhard are the result of a very calibrated work of decomposition and recomposition of images, a process carried out following his own exclusive demon. His most recent works-at first they are collages, papers cut out and assembled, later photographed-address the key theme of the phantasmal identity of perceived objects. The artist uses today's technological tools but his mind is projected into the future. At the origin of these visions is an invincible tension toward the dissolution of forms (mountains, human bodies, planets) that are always deeply fragmented and modified. These operations produce unevenness and fracture lines, but in the end they also lead to another surprising result: it is as if a whole mysterious visual unconscious returns to the surface, somehow recompacted, finally visible in all its wounded magnificence.

Stanza251



Monique Dukker è originaria di Amsterdam, dove ha conseguito una laurea in Arte e attualmente dipinge e insegna. È membro di varie associazioni di artisti, come "Arti in Amsterdam". Il suo lavoro si concentra su dipinti astratti a pigmenti e paesaggi astratti. 

Marco Klee Fallani è nato a New York il 14 aprile 1965 e vive e lavora a Firenze. Ha frequentato l'Accademia di Belle Arti di Firenze. Insegna arte in numerose scuole di Firenze e negli Stati Uniti: Saci, Polimoda, Lorenzo De Medici, Florence University of Arts, California College of Arts e Syracuse University di Firenze. I suoi dipinti e le sue sculture sono stati esposti in Italia, Stati Uniti, Paesi Bassi, Canada, Regno Unito e Russia.

 

Matteo Nuti, 1979, è un pittore autodidatta. Dopo alcuni anni trascorsi a Milano e a Roma, si è trasferito nuovamente nella sua terra d'origine, in Toscana, dove attualmente vive e lavora. Nel corso degli anni il suo lavoro è stato promosso ed esposto da: BJCEM, Contemporary Art Museum Skopje, Family Business NY, Palais de Tokyo Paris, Macro Museo Roma, Museo del Tessuto Prato, Contemporary Art Museum Taizhou, Museo Marino Marini Firenze, Viafarini Milano.

Bärbel Reinhard è nata nel 1977 a Stoccarda in Germania. Dopo la laurea in Storia dell'Arte e Sociologia alla Humboldt-Universität di Berlino si è diplomata in Fotografia Professionale presso la Fondazione Studio Marangoni di Firenze, dove insegna attualemente accanto al lavoro come fotografa freelance. Ha partecipato a numerosi workshop con fotografi e curatori internazionali e ha esposto in numerose mostre in Italia e all'estero.

 
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Carlo Zei Carlo Zei

Tomoko Sugahara

Cielo Momentaneo

Aprile - Giugno 2024

Cielo Momentaneo

Aprile 2024 - Giugno 2024

Lo spazio espositivo Stanza 251 ospita Cielo momentaneo, una mostra personale di opere recenti dell'artista giapponese Tomoko Sugahara. Vengono qui presentati quadri di piccolo e medio formato, molti dei quali realizzati appositamente per questa specifica occasione. 

Tomoko Sugahara pratica una pittura di matrice astratta, basata su un particolare trattamento dei colori, con risultati di estrema raffinatezza. E' l'artista stessa a rivelare che questa nuovissima serie di dipinti ha preso avvio da una serie di immagini fotografiche di grandi orizzonti, scattate all'aperto. All'origine dell'ispirazione ci sono quindi le visioni di questi cieli vuoti con la luminosità in lento azzeramento, quando ogni istante è associabile a differenti gradi di intensità cromatica dell'atmosfera.  Di queste esperienze iniziali restano tracce sulla tela: quelle linee di confine tra terra e cielo- collocate nella parte inferiore dei dipinti- che scorrono come segnali sismici e tendono a dissolversi, suggerendo fluidità e provvisorietà. 

Le opere di Tomoko Sugahara possiedono una atmosfera un po' acquatica ed un po' astronomica, si tratta di una qualità che potremmo definire “naturalistica”, nel senso che le sue visioni rimandano sempre ad un'idea di habitat naturale e primordiale. C'è una componente organica molto forte, sono quadri che rifuggono da qualsiasi legame con  la tecnologia, vanno a collocarsi lontano dalle informazioni esaurienti e dalle misure esatte. A dominare queste scene astratte è una energia arcaica che sprigiona forme e sfumature di suprema eleganza. Non sono presenti violenze espressionistiche gestuali, tutto accade per fluide azioni spontanee, nell'accendersi e nel raffreddarsi dei colori, seguendo una ferrea disciplina di pittura animata da una consapevolezza post - Rothko. Lo spazio di questi dipinti si modella come uno schermo sensibile di velature cromatiche sovrapposte, con effetti di trasparenze lieve, i riflessi iridescenti dei differenti strati di colore creano invincibili opere-talismano.

Stanza 251

Tomoko Sugahara practices painting with an abstract matrix, based on a particular treatment of colors, with results of extreme refinement. It is the artist herself who reveals that this newest series of paintings started from a series of photographic images of large horizons, taken outdoors. Thus, at the origin of the inspiration are visions of these empty skies with slowly resetting brightness, when each moment can be associated with different degrees of color intensity of the atmosphere. Traces of these initial experiences remain on the canvas: those boundary lines between earth and sky-placed at the bottom of the paintings-that flow like seismic signals and tend to dissolve, suggesting fluidity and impermanence.

Tomoko Sugahara's works possess an atmosphere that is a little bit aquatic and a little bit astronomical; this is a quality that we might call "naturalistic," in the sense that her visions always hark back to an idea of a natural, primordial habitat. There is a very strong organic component, they are paintings that eschew any connection with technology, they go to place themselves far from exhaustive information and exact measurements. Dominating these abstract scenes is an archaic energy that releases forms and nuances of supreme elegance. No gestural expressionistic violence is present; everything happens by fluid spontaneous actions, in the turning on and cooling of colors, following an iron discipline of painting animated by a post-Rothko awareness. The space of these paintings is shaped like a sensitive screen of overlapping chromatic glazes, with effects of slight transparencies, the iridescent reflections of the different layers of color create invincible talisman-like works.

Stanza 251

 
 
 

TOMOKO SUGAHARA è nata a Tokyo nel 1963. Laureata in pittura presso la Tokyo National University of fine Arts and Music nel 1988, successivamente ha ottenuto un master in Belle Arti con specializzazione in pittura murale, affresco e mosaico, presso la stessa Università. Ha soggiornato a lungo in Italia, studiando presso L’Accademia di Belle Arti di Firenze. Attualmente collabora con varie Università giapponesi insegnando pittura, tecniche del mosaico e dell’affresco. 

TOMOKO SUGAHARA was born in Tokyo in 1963. She received a bachelor's degree in painting from Tokyo National University of fine Arts and Music in 1988, and later obtained a master's degree in fine arts with a specialization in mural painting, fresco and mosaic at the same university. She stayed in Italy for a long time, studying at L'Accademia di Belle Arti in Florence. He currently collaborates with various Japanese universities teaching painting, mosaic, and fresco techniques.

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Carlo Zei Carlo Zei

Luca Matti

La vita intrepida

Dicembre 2023 - Febbraio 2024

 

La vita intrepida

Dicembre 2023 - Febbraio 2024

 
 

E' sorprendente che in una città come Firenze (luogo simbolo dell'arte rinascimentale  nel mondo) sia nato ed operi un artista come Luca Matti che dedica una buona parte del proprio lavoro  pittorico alla creazione-riproduzione di architetture che acquistano il valore di una assoluta modernità perduta. 

Partito anni fa da una attitudine quasi fumettistica (segno immediato, grande potenza comunicativa, personaggi inconfondibili) Luca Matti è andato poi affinando questa sua componente, inserendola in un ampio universo espressivo. Oggi pratica una pittura figurativa con estrema attenzione nell'uso del colore (viraggio tonale sulla gamma del grigio o dell'ocra più terrosa) che ci restituisce intricate architetture, foreste impenetrabili, metropoli con edifici affastellati uno sopra l'altro. Altre volte fanno la loro apparizione delle sculture di gomma nera che raffigurano figure animalesche un po' mostruose nello stile del romanzo  Pasto nudo di William S. Burroughs e del relativo film diretto da David Cronenberg. In certi casi la scultura può essere di formato ridottissimo, ad esempio una semplice pallina da ping pong decorata in modo da risultare un palcoscenico sontuoso, capace di contenere un intero mondo sulla sua minima superficie.  Se siete curiosi di scoprire i riferimenti alla storia dell'arte e le influenze di altri artisti contenuti nelle opere di Matti, ecco una piccola lista ragionata. Potremmo iniziare con le Carceri di invenzione di Giovanni Piranesi, la celebre serie di incisioni (1745-1760) raffiguranti architetture monumentali ed ossessive. Naturalmente dobbiamo aggiungere le opere di Escher, l'artista olandese maestro degli inganni prospettici, famoso creatore di sorprendenti punti di vista. Quando il segno di Matti si fa più tenebroso e turbolento, i suoi oscuri personaggi rivelano una certa affinità con lo stile di William Kentridge. A questi maestri aggiungiamo una più generale parentela con l'Espressionismo tedesco (pittura e cinema) di inizio Novecento, una delle più potenti ed influenti avanguardie del secolo scorso.  Matti dipinge architetture novecentesche corrose dal tempo, vuoti spazi abbandonati, palazzi enigmatici che si stagliano contro il cielo e ci parlano di una modernità invecchiata. E' il caso delle opere contenute in questa mostra personale – La vita intrepida - allestita a Firenze presso lo spazio espositivo Stanza 251, una selezione di lavori recenti (alcuni realizzati appositamente per questa occasione) che mettono in scena edifici misteriosi, una serie di luoghi ridotti ad una consumata essenzialità. 

 Potrebbe sembrare una collaudata avventura della nostalgia, indirizzata a recuperare il fascino dell'archeologia industriale. Ma in verità i conti non tornano, manca sempre qualcosa, oppure vediamo qualcosa di troppo. Vengono dal passato o dal futuro queste strutture? Difficile dirlo con certezza. Matti dipinge sempre oggetti e figure trasportando tutto fuori da un preciso orizzonte temporale. L'edificio interamente ricoperto dalle impalcature – vagamente minaccioso - a quale epoca appartiene ? E' una rovina disabitata? Lo scheletro di un albergo in costruzione? Una prigione del futuro?  Tempo e architettura danzano dentro queste opere, apparentemente realistiche, dipinte da Luca Matti con implacabile esattezza ma non in modo calligrafico. Probabilmente è giusto considerarle oggetti indefinibili, senza alcuna funzione tranne quella di suscitare curiosità ed emozione in chi le osserva. Forme-esca per accendere la nostra immaginazione. 

Stanza 251

It is surprising that an artist such as Luca Matti was born and works in a city like Florence (a place that is a symbol of Renaissance art in the world). He dedicates a good part of his pictorial work to the creation-reproduction of architectures that acquire the value of an absolute lost modernity. 

Starting out years ago with an almost comic-strip attitude (immediate sign, great communicative power, unmistakable characters) Luca Matti has gone on to refine this component of his work, inserting it into a broad expressive universe. Today, he practises figurative painting with extreme care in the use of colour (tonal toning on the grey or earthier ochre range) that gives us intricate architecture, impenetrable forests, metropolises with buildings piled one on top of the other. Other times, black rubber sculptures make their appearance, depicting somewhat monstrous animal figures in the style of William S. Burroughs' novel Naked Lunch and the related film directed by David Cronenberg. In some cases, the sculpture may be of a very small format, for instance a simple ping-pong ball decorated to look like a sumptuous stage, capable of containing an entire world on its tiny surface.  If you are curious about the references to art history and the influences of other artists contained in Matti's works, here is a short reasoned list. We could start with Giovanni Piranesi's Prisons of Invention, the famous series of engravings (1745-1760) depicting monumental and obsessive architecture. Of course, we must add the works of Escher, the Dutch artist and master of perspective deceptions, famous creator of surprising points of view. When Matti's sign becomes more gloomy and turbulent, his dark characters reveal an affinity with the style of William Kentridge. To these masters we add a more general kinship with early 20th century German Expressionism (painting and film), one of the most powerful and influential avant-gardes of the last century.  Matti paints 20th-century architecture corroded by time, empty abandoned spaces, enigmatic buildings that stand out against the sky and speak to us of an aged modernity. This is the case of the works contained in this personal exhibition - La vita intrepida - set up in Florence at the Stanza 251 exhibition space, a selection of recent works (some of them created especially for this occasion) that stage mysterious buildings, a series of places reduced to a worn essentiality.

It might seem like a tried and tested adventure of nostalgia, aimed at recovering the charm of industrial archaeology. But in truth the accounts do not add up, something is always missing, or we see something too much. Are these structures from the past or the future? Hard to say for sure. Matti always paints objects and figures transporting everything out of a precise time horizon. The building entirely covered by scaffolding - vaguely threatening - to which era does it belong? Is it an uninhabited ruin? The skeleton of a hotel under construction? A prison of the future?  Time and architecture dance within these apparently realistic works, painted by Luca Matti with relentless exactitude but not in a calligraphic manner. It is probably fair to consider them undefinable objects, with no function other than to arouse curiosity and emotion in the observer. Forme-esque to ignite our imagination.

Stanza 251

 
 
 
 

Luca Matti nasce a Firenze nel 1964. Si occupa a lungo di fumetto, illustrazione e grafica, collaborando con case editrici, riviste e agenzie pubblicitarie. Dai primi anni 90 si dedica alla pittura e prendono forma con  materiali di recupero le sue prime sculture. La gomma della camera d’aria diviene uno dei materiali più utilizzati nel suo lavoro scultoreo. Dal 1994 il suo lavoro si concentra sulla tematica della città eliminando il colore e usando solo il bianco e nero. L’opera di Luca Matti si presenta intimamente connessa al rapporto che lega l’uomo alla città e negli anni ha composto un’insolita iconografia di oggetti e interni domestici, di figure a metà tra l’uomo e l’insetto e di vertiginosi panorami urbani. Nel suo lavoro non ci sono confini tra disegno, pittura, scultura e videoanimazione. I vari linguaggi si condizionano e si contaminano reciprocamente, dando vita a un immaginario metropolitano.

Luca Matti was born in Florence in 1964. He worked for a long time in comics, illustration and graphics, collaborating with publishing houses, magazines and advertising agencies. From the early 1990s he devoted himself to painting and his first sculptures took shape with recycled materials. Inner tube rubber became one of the most used materials in his sculptural work. Since 1994, his work has focused on the theme of the city, eliminating colour and using only black and white. Luca Matti's work is intimately connected to the relationship between man and city, and over the years he has composed an unusual iconography of domestic objects and interiors, figures somewhere between man and insect, and dizzying urban panoramas. In his work, there are no boundaries between drawing, painting, sculpture and video animation. The various languages condition and contaminate each other, giving rise to a metropolitan imagery.

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Carlo Zei Carlo Zei

Andrew Smaldone

Dreaming Elsewhere

Ottobre - Novembre 2023

 

Dreaming Elsewhere

Ottobre-Novembre 2023

 

Per la mia mostra personale a Stanza 251, ho riunito una selezione di dipinti degli ultimi tredici anni che rappresentano la mia ricerca sulla resa degli spazi architettonici attraverso la pittura. Il soggetto è costituito principalmente da strutture degne di nota - situate nei luoghi in cui sono cresciuto, nel sud-est degli Stati Uniti - che incorporano caratteristiche architettoniche degli stili neopalladiano, neoclassico e greco-revival. Ad eccezione di due opere che raffigurano studi di artisti, tutti gli altri dipinti in mostra sono facciate o spazi interni delle piantagioni dei presidenti degli Stati Uniti Thomas Jefferson (Monticello), George Washington (Mount Vernon) e Andrew Jackson (The Hermitage). Ciò che accomuna le opere di questa mostra è l'enfasi posta sulla messa a fuoco dei dettagli o sulla loro mancanza in un dipinto. Ciò può significare che coltivo consapevolmente un aspetto incompiuto, che viceversa finisco l'opera o che dipingo di proposito un dettaglio su una tela di dimensioni molto ridotte per enfatizzarlo. Infine, utilizzo sottili variazioni tonali di terra di Siena bruciata e grigio per due motivi: in primo luogo, per distillare visivamente un processo di pensiero e, in secondo luogo, per evocare un'atmosfera di ricordo per sollevare domande sulla memoria collettiva dell'era della fondazione degli Stati Uniti.

For my solo exhibition at Room 251, I have assembled a selection of paintings from the past thirteen years that represent my research into the rendering of architectural spaces through painting. The subject matter consists primarily of notable structures - located in places where I grew up in the southeastern United States - that incorporate architectural features of the Neo-Palladian, Neoclassical, and Greco-Revival styles. With the exception of two works depicting artists' studios, all other paintings in the exhibition are facades or interior spaces of the plantations of US presidents Thomas Jefferson (Monticello), George Washington (Mount Vernon) and Andrew Jackson (The Hermitage). What the works in this exhibition have in common is the emphasis on the focus on details or lack thereof in a painting. This may mean that I consciously cultivate an unfinished aspect, that I finish the work or that I purposely paint a detail on a very small canvas to emphasise it. Finally, I use subtle tonal variations of burnt sienna and grey for two reasons: first, to visually distil a thought process, and second, to evoke an atmosphere of remembrance to raise questions about the collective memory of the founding era of the United States.

Andrew Smaldone

 
 

La restituzione di un sogno. Il corrispettivo visivo di un percorso onirico. Siano animali nel fitto bosco, solitarie piante che occupano lo spazio di una nuda camera, oppure le architetture Neo-Palladiane nel sud degli Stati Uniti (come nel caso di questa mostra personale) Andrew Smaldone elabora sempre una visione non realistica, pur nella estrema esattezza dei dettagli di cui è capace. Come in una scena tratta da un film di David Lynch, c'è una atmosfera di magica sospensione in atto: vediamo la facciata di una villa e ci sembra di comprendere tutto, ma stiamo guardando sempre anche un'altra cosa. Siamo catturati dentro un flusso ipnotico, riusciamo a percepire l'incanto contenuto nel puro spazio di una antica dimora o nella illusoria trasparenza di una finestra ad arco. Ogni elemento è visto attraverso una filigrana vibrante, come se davanti ai nostri occhi fosse stato collocato un denso velario di energia, capace di sottili deformazioni percettive.

The restitution of a dream. The visual counterpart of a dreamlike journey. Be it animals in the dense forest, solitary plants occupying the space of a bare room, or Neo-Palladian architecture in the south of the United States (as in the case of this solo exhibition) Andrew Smaldone always elaborates an unrealistic vision, even in the extreme exactitude of detail of which he is capable. As in a scene from a David Lynch film, there is an atmosphere of magical suspension at work: we see the façade of a villa and we seem to understand everything, but we are always also looking at something else. We are caught in a hypnotic flow, we can perceive the enchantment contained in the pure space of an old mansion or in the illusory transparency of an arched window. Each element is seen through a vibrant filigree, as if a dense veil of energy, capable of subtle perceptual deformations, had been placed before our eyes.

Stanza 251

 

Andrew Smaldone è nato nel 1978 a Denver, Colorado USA. Smaldone realizza lavori in cui superficie, colore e spazio sono primari, un processo avviato nel 2005 durante i suoi studi presso il Central Saint Martins di Londra. Ha vinto vari premi importanti come la Pollock Krasner Foundation Grant nel 2015 e sono molte le esposizioni negli Stati Uniti, in Europa e nel Regno Unito. 

Andrew Smaldone was born in 1978 in Denver, Colorado USA. Smaldone’s works explore surface, space, and color: a process he initiated in 2005 during his studies at Central Saint Martins in London. He has won a variety of important prizes including the prestigious Pollock Krasner Foundation Grant in 2015, New American Paintings selected by Dan Cameron 2011, and the Presidential Arts Scholarship to attend the George Washington University 1997-2001. He has shown his art widely in the US, Europe, and the UK. 


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Carlo Zei Carlo Zei

Bärbel Reinhard

Of the Surface of Things

Giugno - Stettembre 2023

of the surface of things

giugno-settembre 2023



of the surface of things

I
In my room, the world is beyond my understanding;
But when I walk I see that it consists of three or four hills and a cloud.

II
From my balcony, I survey the yellow air,
Reading where I have written, "The spring is like a belle undressing."

III
The gold tree is blue.
The singer has pulled his cloak over his head.
The moon is in the folds of the cloak.


Wallace Stevens

 

of the surface of things  è un work in progress, un flusso di associazioni che unisce  materiali e idee in assemblage e collage. 

Il linguaggio utilizzato è visivo e simultaneo, simile ad una écriture automatique, e dà una seconda o una terza vita a immagini preesistenti, non necessariamente originali, instaurando in questo modo una riflessione sul concetto di autorialità. 

L’obbiettivo è esplorare il concetto spazio-temporale stesso insito nella fotografia, ovvero l'idea della sua connessione con le azioni, la veridicità e la complessità nella rappresentazione della realtà e i suoi possibili riarrangiamenti. 

of the surface of things is a work in progress, a flow of associations that combines materials and ideas in assemblage and collage.

The language used is visual and simultaneous, similar to an écriture automatique, and gives a second or third life to pre-existing images, not necessarily original, thus establishing a reflection on the concept of authorship.

The goal is to explore the very spatiotemporal concept inherent in photography, namely the idea of its connection with actions, truthfulness and complexity in the representation of reality and its possible rearrangements.


Bärbel Reinhard

Bärbel Reinhard nella sua concezione del lavoro fotografico riesce ad esprimere una doppia anima. La prima è quella di evocatrice di incanti lunari, quando elabora immagini stregate ed affascinanti. Montaggi di paesaggi, escursioni notturne e surrealistiche, con dettagli splendenti, materiali assemblati per un'occasione enigmatica, come seguendo una ritualità nascosta sotto la superficie dei colori intensi. La sua seconda anima è quella dell'accuratezza manipolatoria, una lucente esattezza mentale che la guida nella scelta degli orizzonti visivi, quando mostra di padroneggiare in modo assoluto le logiche di costruzione e decostruzione dei collage fotografici. Nella sua ricerca si fondono il calore dell'ispirazione e la ferrea determinazione di una mente ordinatrice. Una narrazione avvincente, al tempo stesso catalogazione scientifica e ricomposizione di fantastici mondi impossibili.

Bärbel Reinhard in her conception of photographic work manages to express a double soul. The first is that of evoker of lunar enchantments, when she processes bewitching and fascinating images. Montages of landscapes, nocturnal and surrealistic excursions, with shining details, materials assembled for an enigmatic occasion, as if following a rituality hidden beneath the surface of intense colors. Her second soul is that of manipulative accuracy, a shining mental exactitude that guides her in her choice of visual horizons, when she shows her absolute mastery of the logic of construction and deconstruction of photographic collages. The warmth of inspiration and the iron determination of an ordering mind merge in her research. A compelling narrative, at once a scientific cataloguing and a recomposition of fantastic impossible worlds.

Stanza 251



La mostra “of the surface of things” di Bärbel Reinhard è visitabile su appuntamento a Firenze in Via del Drago d’Oro 4/r scrivendo a: info@stanza251.com

THE EXHIBITION "OF THE SURFACE OF THINGS" BY BÄRBEL REINHARD CAN BE VISITED BY APPOINTMENT IN FLORENCE AT VIA DEL DRAGO D'ORO 4/R BY WRITING TO: INFO@STANZA251.COM

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